Urla e piatti rotti in casa di Boris Johnson: la lite del candidato premier con la fidanzata

«Giù le mani, vattene da casa mia!». La lite tra il conservatore Johnson e la fidanzata scuote la campagna elettorale del candidato alla premiership britannica

La complicata situazione famigliare di Boris Johnson, ex ministro agli Esteri del Regno Unito, irrompe nella sua campagna elettorale per la premiership. Ma mentre tutti, dai tabloid al Times, parlano della rumorosa lite tra lui e la compagna, avvenuta la sera del 21 giugno, Johnson non sembra preoccupato: «Non penso che la gente voglia sentirmi su questo genere di cose», ha detto a margine di un comizio del 22 giungo.

Il litigio è avvenuto appena qualche ora dopo che Johnson era diventato uno dei due finalisti nella corsa alla guida dei Tory e del Paese. Ora se la dovrà vedere con l’attuale ministro degli Esteri, Jeremy Hunt, e la scelta sarà affidata ai 160 mila conservatori membri del partito. Per molti, però, una donna che urla «Get off me!» («Stai lontano da me»), non è certo la miglior propaganda per prepararsi alla vittoria.

La lite con la fidanzata

A Londra, la polizia è stata chiamata in piena notte dai vicini che sentivano urla e rumori di piatti in frantumi provenire dalla casa che “BoJo” divide con la compagna Carrie Symonds, dopo la separazione dalla seconda moglie. «Giù le mani, vattene da casa mia!», dice lei. «Lascia stare il mio fottuto computer!», risponde lui. «Sei un viziato, non te ne frega niente di niente!», continua Symonds.

Uno dei vicini ha chiamato il Guardian e ha raccontato ai giornalisti di aver sentito «sbattere e urlare», con il rumore di piatti rotti e ad un certo punto Symonds che diceva a Johnson: «Stammi lontano, vattene da casa mia». Ci sarebbe anche una registrazione della discussione animata, fatta dalla casa di uno dei vicini. «Non ti preoccupi di nulla semplicemente perché sei viziato. Non hai cura di soldi né di nulla», diceva Symonds.

Secondo il Daily Mail, la lite ha preso una piega così allarmante che i vicini sono andati a bussare alla porta, senza però ricevere risposta. «Speravo che qualcuno mi dicesse “stiamo bene”. Ho bussato tre volte ma non è venuto nessuno», ha detto uno dei testimoni.

E così hanno chiamato la polizia che dopo pochi minuti si è presentata con due auto e un furgone. Gli agenti hanno ricevuto rassicurazioni da chi era nell’appartamento e se ne sono andati. Il giorno dopo, il 22 giugno, la polizia ha inizialmente negato che ci fosse stato un episodio del genere. Ma quando i giornalisti hanno fornito numero e indirizzo della casa, Scotland Yard ha dovuto confermare l’accaduto.

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