Cos’è la Car-T, la terapia che insegna al sistema immunitario come combattere i linfomi

La terapia agisce sui linfociti T in modo da renderli in grado di riconoscere le cellule tumorali

Un ambito molto promettente della ricerca medica nel campo del trattamento dei tumori punta sul sistema immunitario. Si può agire sul modo in cui le cellule cancerogene ingannano le nostre difese occultandosi, oppure possiamo rafforzare la “memoria” del sistema immunitario, rendendo il corpo in grado di riconoscere le cellule cancerogene.

La Car-T (Chimeric antigen receptor T cell) consiste proprio nell’agire geneticamente su alcune cellule del sistema immunitario, i linfociti T, in modo da renderli in grado di riconoscere e attaccare le cellule tumorali, risparmiando quelle sane.

Malgrado in Italia qualcosa si stia muovendo al fine di introdurre questa terapia, pazienti come il siciliano di 27 anni Calogero Gliozzo devono ancora andare all’estero e aprire una raccolta fondi, poiché si tratta di una terapia piuttosto costosa.

Una lotta contro il tempo

Calogero era affetto da una grave forma di linfoma. Ricoveratosi a Tel Aviv nel maggio scorso, il 27 giugno annuncia su Facebook che dai referti in suo possesso risulterebbe una «regressione totale». Occorreranno però ulteriori analisi per accertare la completa guarigione.

«Naturalmente mi aspettano i controlli di routine, nella speranza che questo risultato si mantenga nel tempo. Le emozioni sono state tante e contrastanti». 

Ciao a tutti, finalmente posso aggiornarvi sulle mie condizioni.Dopo un lungo ricovero, durato tanto per via dei forti…

Posted by Aiutiamo Calogero on Thursday, June 27, 2019

La tempestività in questi casi è tutto. Calogero – grazie a una raccolta fondi andata a buon fine – ha potuto sottoporsi in tempo alla Car-T. Lo stesso non si può dire di Lorenzo Farinelli, medico affetto da linfoma non-Hodgkin, morto nel febbraio scorso prima che riuscisse a raccogliere i fondi necessari.

Cos’è il linfoma non-Hodgkin

Il linfoma è un tumore del sistema linfatico, vale a dire quell’insieme di cellule che devono tenerci al riparo dai patogeni, garantendo anche una corretta circolazione dei fluidi nell’organismo. I suoi vasi trasportano la «linfa» dove troviamo anche i linfociti B e T, questi possono costituire assieme ad altre cellule agglomerati noti come «linfonodi».

I linfomi non-Hodgkin possono interessare sia i linfonodi che altri organi, come stomaco, intestino, cute e sistema nervoso centrale. Si distinguono così dal linfoma di Hodgkin, il quale interessa le cellule B e ha una progressione diversa.

Stando alle stime più aggiornate riportate dalla fondazione Airc (Associazione italiana ricerca sul cancro) l’incidenza dei linfomi nel 2013 risultava in aumento:

«Le stime dei registri tumori Airtum per il 2013 parlano di poco meno di 7.000 nuovi casi tra gli uomini e poco meno di 6.000 tra le donne. Nonostante ciò la mortalità resta stabile negli anni, anche grazie ai progressi nelle terapie».

Come funziona la Car-T

I linfociti T filtrati dal sangue del paziente vengono messi in coltura in modo da averne in grande quantità. A questo punto avviene l’ingegnerizzazione di queste cellule, in modo che sviluppino recettori in grado di riconoscere le cellule tumorali.

In sostanza viene innestato nei linfociti una sequenza di Dna che attiverà la produzione di specifici recettori i quali danno nome alla terapia: recettori antigenici chimerici.

Segue un periodo in cui, una volta somministrati i linfociti modificati, il paziente dovrà essere messo sotto osservazione, anche per prevenire eventuali effetti collaterali, possibili in tutti i farmaci e terapie.

Oggi la Car-T viene utilizzata per il trattamento di due forme rare di linfoma non-Hodgkin, piuttosto agressive e con possibili recidive. In Italia si contano circa ottomila pazienti idonei alla terapia.

Sullo stesso tema: