Sempre più donne a Strasburgo: il Parlamento europeo verso la parità di genere

Quattro scranni su sei saranno occupati da donne, il 4% in più rispetto allo scorso mandato. Non siamo mai stati così vicini alla parità

A più di un mese dalle elezioni europee, sono stati eletti i vertici delle più importanti istituzioni dell’Unione Europea. Per la prima volta nella storia, due donne, Ursula von der Leyen e Christine Lagarde, dirigeranno la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea. Il 59% del personale a Strasburgo è donna, ma i posti dirigenziali sono ancora prevalentemente occupati da uomini. 

Il 2 luglio, il Parlamento Europeo, che sarà guidato da David Sassoli, ha pubblicato gli ultimi dati sulla parità di genere. Con il 40% di eurodeputate donne, (quasi 4% in più rispetto allo scorso mandato, 25% in più rispetto al 1979) siamo più vicini che mai alla parità.

Nel 1979 con Simone Veil e nel 1999 con Nicole Fontaine, l’Europarlamento è stato due volte guidato da donne. Per questo mandato, erano state designate due «spitzenkandidaten»: la tedesca Ska Keller del Partito dei Verdi europei e la spagnola Sira Rego. 

Nonostante la parità di genere faccia parte dei principi fondamentali dell’Unione Europea (art. 8 e 19), il regolamento UE non impone che i Paesi membri mandino a Strasburgo uomini e donne in numero uguale, ma lascia che ogni Stato organizzi liberamente le elezioni.

Dieci stati su 28 (Italia, Francia, Belgio, Lussemburgo, Croazia, Spagna, Slovenia, Polonia, Portogallo e Grecia) hanno imposto delle «quote rosa», mentre la Romania ha semplicemente vietato che si presentassero liste composte al 100% da uomini. 

In Finlandia, dove non esistono le quote, sono state elette più donne che uomini. In Italia invece, esistono delle quote nel processo elettorale, ma non nella designazione degli europarlamentari. Alle ultime elezioni, nel nostro Paese il 42% degli eletti era donna. 

Già durante lo scorso mandato, il Parlamento europeo si situava in termini di «quote rosa» 12,8 punti sopra la media mondiale dei parlamenti nazionali (23,6%), e circa 8 punti sopra la media Ue (attorno al 28%).

Molti attribuiscono la maggiore vocazione alla parità del Parlamento Ue allo scrutinio proporzionale, che, a differenza di quello maggioritario che caratterizza molte elezioni nazionali, dà spazio a piccoli partiti, dove le donne sono sovrarappresentate. 

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