In Kenya, gli assorbenti si scambiano con il sesso

Hanno 15 anni e vendono il loro corpo per combattere «la vergogna mestruale»

Hanno 15 anni e vendono il loro corpo in cambio di assorbenti per combattere «la vergogna mestruale». In Kenya quella che è nota come «period poverty» raggiunge livelli drammatici, portando ad abusi e gravidanze indesiderate che causano abbandoni scolastici precoci e famiglie guidate da adolescenti.

Non esistono statistiche che traccino il fenomeno con precisione: nel settembre 2018 l’Independent aveva ripreso una ricerca apparentemente condotta da Unicef secondo la quale il 65% delle ragazze in uno slum di Nairobi avevano scambiato il sesso per gli assorbenti. In realtà il dato si è rivelato infondato.

Per ora, la ricercatrice inglese Penelope Phillips-Howard è stata l’unica ad aver condotto una analisi statistica sul fenomeno, che ha rivelato che nell’ovest del Paese una quindicenne su dieci fa ricorso alla pratica. Percentuale che si abbassa di molto (1,3%) quando si considera la fascia d’età che va dai 13 ai 29 anni. Sono infatti le ragazze più giovani che si trovano più spesso in situazione di precarietà.

Se il fenomeno non è ancora stato identificato con precisione a livello quantitativo, vari media e associazioni hanno comunque fornito un chiaro quadro qualitativo della dinamica.

Esiste il caso dei boda boda. I guidatori dei taxi-motocicletta offrono alle ragazze assorbenti in cambio di prestazioni sessuali. Judy* per esempio, intervistata dall’Independent, racconta come a 14 anni fosse rimasta spiazzata dal suo primo ciclo e avesse chiesto aiuto a un’amica.

Questa l’avrebbe condotta da un boda boda, che le avrebbe fornito un paio di mutande pulite e un pacchetto di assorbenti. La prima volta, a Judy è stato chiesto solamente di ringraziare il guidatore. Gli ho detto «Grazie per aver levato da me la vergogna mestruale».

Poi però, il boda boda ha iniziato a forzarla ad avere rapporti sessuali con lui in cambio degli assorbenti. «Sono rimasta incinta nel 2016 e ho partorito un bambino nel 2017», racconta Judy, «Mi sono trovata in trappola solo perché non avevo assorbenti».

Anche Lisa*, intervistata da Le Monde parla di un «fidanzatino benefattore», più grande, che lavora come tassista in motocicletta e la supporta finanziariamente quando ha le mestruazioni. Ma non sono solo i tassisti a pretendere prestazioni sessuali in cambio di assorbenti. La diciassettenne Cindy* racconta che il suo vicino di casa le elargiva prodotti igienici inizialmente in cambio di guardare il suo corpo nudo, richiedendo in seguito prestazioni sessuali.

Il primo motivo di questi scambi è sicuramente la povertà. L’offerta di mercato rappresenta però un ulteriore problema. In molti villaggi non sono disponibili assorbenti, non c’è un servizio di autobus e le ragazze non si possono permettere il tragitto in taxi per raggiungere centri più grandi dove esistono negozi che li vendono.

Un altro problema sono gli stereotipi che impediscono alle ragazze di affrontare il ciclo mestruale apertamente e le spingono a muoversi nell’ombra. È molto diffusa la credenza che avere il ciclo renda le giovani sporche e impure, che le mestruazioni siano una malattia o una maledizione. Molte adolescenti non entrano in cucina quando hanno il ciclo per paura che il cibo marcisca, e si tengono lontane dai campi per evitare che i raccolti muoiano.

Sta crescendo comunque la volontà politica sia a livello nazionale che regionale di trattare questo problema. Il governo del Kenya ha destinato 300 milioni di scellini kenioti (circa 2 milioni e mezzo di euro) a fornire prodotti di igiene mestruale alle studentesse. Nel 2017, il presidente Uhuru Kenyatta ha firmato un documento in cui lo Stato si impegna a fornire prodotti sanitari a ogni ragazza iscritta a una scuola pubblica che abbia raggiunto la pubertà.

*I nomi sono stati cambiati

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