Chi è Francesco Bellomo, l’ex giudice che imponeva tacchi alti e minigonne alle future magistrate

Barese, vinse il concorso nel 2005: era un giudice del Consiglio di Stato molto stimato, almeno fino allo scandalo scoppiato nel 2017

Classe 1970, Francesco Bellomo, originario di Bari, è un ex giudice del Consiglio di Stato (supremo tribunale amministrativo, quello a cui i cittadini italiani si appellano contro le decisioni del Tar, ndr), destituito dall’incarico dopo lo scandalo sollevato da alcune studentesse secondo cui, nella scuola di formazione giuridica avanzata “Diritto e Scienza”, Bellomo avrebbe imposto un dress code provocante in cambio di borse di studio.

Il concorso vinto nel 2005

Era un giudice molto conosciuto e apprezzato nell’ambiente della magistratura italiana. Ha vinto il concorso nel 2005 e poco dopo ha ottenuto l’autorizzazione a svolgere l’attività di docente e direttore scientifico dei corsi post-universitari per la preparazione al concorso in magistratura.

È proprio nel ruolo di direttore della Scuola che avrebbe compiuto gli abusi nei confronti delle allieve. Nell’inverno 2017 alcune di loro hanno trovato il coraggio di denunciarlo: Bellomo avrebbe provato a controllare la loro vita privata, avrebbe loro fatto firmare un contratto che prevedeva un dress code provocante – dalla gonna corta ai tacchi alti – e le avrebbe minacciate di revocare la borsa di studio nel caso in cui la studentessa in questione si fosse sposata. Il fidanzamento, invece, sarebbe stato consentito solo dopo l’approvazione personale dell’ex giudice.

Tra le prime a denunciarlo c’è Rosa Calvi, 28 anni, alla quale l’ex giudice dava anche consigli di estetica (dalle punturine per togliere le borse sotto agli occhi al dimagrimento). Stando alle dichiarazioni della giovane, Bellomo ha anche tentato di baciarla.

Il ruolo di direttore nella scuola di formazione “Diritto e Scienza”

Nell’ordinanza della giudice – che ha chiesto i domiciliari – si parla di «sistema Bellomo»: un incubo tutto al femminile nel quale «l’istituzione del servizio di borse di studio non era altro che un espediente per realizzare un vero e proprio adescamento delle ragazze da rendere vittime del proprio peculiare sistema di sopraffazione». L’ex giudice avrebbe instaurato «rapporti confidenziali e, in alcuni casi, sentimentali» con le sue allieve.

«Se vuoi la borsa di studio devi sottostare al contratto», quindi alle avances e ai pressanti controlli. Bellomo avrebbe sfruttato la sua posizione, quella di direttore, per avvicinarsi alle ragazze che più gli interessavano.

Secondo l’accusa, avrebbe persino monitorato «i social network, imponendo la cancellazione di amicizie, di fotografie pubblicate, qualora non corrispondessero, a suo insindacabile giudizio, ai canoni di comportamento da lui imposti».

Nel caso in cui qualcuna di loro avesse osato trasgredire, allora Bellomo passava alle maniere forti «umiliandole, offendendole e denigrandole, anche attraverso la pubblicazione sulla rivista on line della scuola delle loro vicende personali, e minacciandole di ritorsioni sul piano personale e professionale».

L’espulsione dalla magistratura nel 2018

A fine 2017 il caso finì sul tavolo del consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa, l’organo di autogoverno dei magistrati del Tar e del Consiglio di Stato, che votò l’immediata destituzione di Francesco Bellomo.

Lui, non contento, ha provato – prima del verdetto finale – a fare pressione su Giuseppe Conte, all’epoca dei fatti presidente della commissione disciplinare che avrebbe giudicato il suo futuro, e su Concetta Plantamura. Dalla causa civile da 250mila euro – per i danni scaturiti da «numerose violazioni di legge» commesse nell’ambito del procedimento disciplinare – alle lettere nelle quali i due venivano accusati di essere incompatibili.

L’ex giudice ha fatto persino una richiesta di ricusazione e inviato a tutti i membri del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa l’atto con il quale aveva fatto partire la causa. Un modo per metterli in cattiva luce pur consapevole della loro innocenza.

Pressioni che non sono servite a nulla. Nel 2018 è stato espulso dalla magistratura con una votazione quasi unanime.

I capi d’accusa

Per tutte queste ragioni, Francesco Bellomo è stato arrestato (al momento è ai domiciliari) con l’accusa di maltrattamenti nei confronti di tre borsiste sue allieve e una ricercatrice ed estorsione aggravata ai danni di un’altra corsista. Risulta indagato anche per minacce e calunnia nei confronti di Conte e Plantamura.

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