«Provò a baciarmi e mi disse che dovevo perdere peso», la studentessa che denunciò Bellomo

Rosa Calvi fu tra le prime studentesse a denunciare Bellomo, vuole ancora fare il magistrato: «Mi diceva persino che dovevo fare delle punturine per le occhiaie»

«Una volta ha cercato di baciarmi. Io mi sono alzata e ho detto che dovevo andare da mio fratello. Mi ha risposto che lui era più importante di mio fratello. Per più di un mese ha tentato di convincermi dicendo che ero una stupida a dire no. Mi diceva anche che dovevo perdere peso e che dovevo fare delle punturine per le occhiaie».

A parlare è Rosa Calvi, avvocato di 30 anni di Cerignola (Foggia) che al Corriere del Mezzogiorno racconta l’incubo dei corsi post-universitari per la preparazione al concorso in magistratura della Scuola di Formazione giuridica avanzata “Diritto e scienza”.

Quelli diretti dall’ex giudice Francesco Bellomo che avrebbe provato a controllare la vita privata delle sue allieve, avrebbe instaurato con alcune di loro delle relazioni sentimentali e avrebbe persino imposto un dress code.

Di cosa è accusato Bellomo

Francesco Bellomo, 49 anni, ex giudice del Consiglio di Stato (sospeso dal 2017), docente e direttore scientifico dei corsi post-universitari per la preparazione al concorso in magistratura della Scuola di Formazione giuridica avanzata “Diritto e scienza”, è ai domiciliari per i reati di maltrattamento nei confronti di tre borsiste e una ricercatrice e per estorsione aggravata ai danni di un’altra corsista.

È indagato anche per i reati di calunnia e minaccia ai danni del premier Giuseppe Conte (all’epoca dei fatti Conte era vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa e presidente della commissione disciplinare chiamata a pronunciarsi proprio su Bellomo).

Rosa Calvi tra le prime a denunciarlo

Rosa Calvi, una delle vittime di Bellomo, è stata tra le prime studentesse a denunciare i presunti abusi (lo ha conosciuto per la prima volta a ottobre del 2016). L’avvocato, infatti, ha frequentato la scuola di formazione di Bellomo per un breve periodo, poi è stata mandata via. Il motivo? «Non ho mai voluto firmare quel contratto».

A stupire di più la studentessa fu il contenuto di quel contratto: «Il borsista deve attenersi al dress code in calce al presente contratto. Questo dress code prevedeva tre tipi di look: in tutti e tre la gonna doveva essere corta e se la borsista avesse indossato i pantaloni, la maglietta doveva essere scollata», ha spiegato alla trasmissione “Disobbedienti” su Loft.

Calvi ha raccontato alla trasmissione come è avvenuto il primo approccio con l’ex giudice: «Ho incontrato per la prima volta Bellomo a ottobre 2016 durante le prime lezioni del suo corso, allora non mi diede confidenza, non dava confidenza agli studenti comuni. A novembre invece un suo collaboratore mi convocò dicendo che Bellomo voleva parlarmi. Mi sono trovata nella hall di un albergo con altre sei ragazze e ci venne consegnato il contratto. Bellomo disse che era il contratto che avrebbero dovuto firmare le borsiste che lui avrebbe scelto. Il giorno dopo ci convocò di nuovo e ci disse che tra di noi lo aveva colpito solo una, ne aveva scelta solo una: ero io. E mi diede un paio di giorni di tempo per pensare se firmare il contratto».

«Qualche giorno dopo, dopo le lezioni, mi convocò nel suo studio. Mi disse: “parlami di te”. Fu in quell’occasione che mi disse anche che per essere una sua borsista avrei dovuto perdere cinque chili. Poi si alzò, si avvicinò, mi disse: “hai però un po’ di occhiaie” e mi baciò sulla bocca. Rimasi pietrificata, l’unica cosa che riuscii a dire fu “devo andare”», continua Calvi che non firmò mai quel contratto, anzi trovò il coraggio di denunciare l’ex giudice. Un’esperienza che lei stessa definisce «terribile», ma che non ha distrutto il suo sogno di diventare magistrato: «Non bisogna permettere alle persone di rubarci i sogni, bisogna combattere e io l’ho fatto».

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