Emanuela Orlandi, le due tombe nel cimitero teutonico sono vuote – Le immagini in esclusiva

Non ci sono i resti della quindicenne scomparsa 36 anni fa. Ma non ci sono neppure tracce delle due principesse che dovevano essere sepolte lì. Il mistero si infittisce

Vuote, non c’è nulla. Nessun resto, niente di niente. Non ci sono le spoglie di Emanuela Orlandi, come era convinta la famiglia, che aveva chiesto di aprire la Tomba dell’Angelo della Principessa Sophie von Hohenlohe. «Le nostre fonti ci indicano che Emanuela potrebbe essere lì», aveva spiegato il fratello Pietro a Open.

Ma la quindicenne, cittadina vaticana scomparsa a Roma il 22 giugno 1983, non è neppure qui. Il mistero si infittisce, perché non ci sono neanche i resti delle due principesse Sophie von Hohenlohe e Carlotta Federica di Mecklemburgo, sepolta – in teoria – nella tomba attigua, anch’essa aperta nel corso delle operazioni di oggi, giovedì 11 luglio. Sotto una delle due lapidi è stata però trovata una stanza in cemento armato. Che non risale all’Ottocento.

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«Le tombe teutoniche aperte questa mattina sono risultate vuote», conferma Pietro Orlandi davanti al Campo Santo Teutonico a Roma. «Tutto ci aspettavamo, tranne questo», dice ai microfoni di RaiNews la legale della famiglia Orlandi, Laura Sgrò. «Credo che si dovrà andare avanti e spero in una collaborazione onesta. Finché non troverò Emanuela è mio dovere cercare la verità», rilancia Pietro Orlandi.

Le operazioni

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«Teniamo a ribadire che la Santa Sede ha sempre mostrato attenzione e vicinanza alla sofferenza della famiglia Orlandi e in particolare alla mamma di Emanuela», dice il direttore della sala stampa vaticana Alessandro Gisotti. «Attenzione dimostrata anche in questa occasione nell’accogliere la richiesta specifica della famiglia di fare verifiche nel Campo Santo Teutonico».

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Le operazioni nell’ambito delle incombenze istruttorie del caso di Emanuela Orlandi sono cominciate stamane alle ore 8.15, dopo una preghiera davanti ai due sepolcri guidata dal rettore del Collegio Teutonico, «Le ricerche hanno dato esito negativo: non è stato trovato alcun reperto umano né urne funerarie», conferma il direttore della sala stampa Vaticana. Ad aprile, il Vaticano ha aperto un’inchiesta interna sul caso della ragazza scomparsa 36 anni fa.

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Sul posto il personale della Fabbrica di San Pietro per l’apertura e chiusura dei sepolcri, il professore Giovanni Arcudi, coadiuvato dal suo staff, (in teoria) per l’acquisizione dei reperti, alla presenza di un perito di fiducia nominato dal legale della famiglia Orlandi. Presenti anche il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Gian Piero Milano, e il suo aggiunto Alessandro Diddi, e il comandante del corpo della Gendarmeria vaticana, Domenico Giani.

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La tomba indicata dalla legale della famiglia Orlandi, Laura Sgrò, era quella con l’Angelo che tiene tra le mani un libro aperto con la scritta “Requiescat in pace”. Quella della principessa. Ma poi il Vaticano, informando le due famiglie di eredi coinvolti, ha deciso di aprire anche quella vicina.

«Il Promotore di Giustizia, trattandosi di due tombe vicine ed entrambe con una edicola similare, al fine di evitare possibili fraintendimenti su quale potesse essere la tomba indicata, ha disposto l’apertura di entrambe» spiega il portavoce vaticano Alessandro Gisotti.

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Il legale della famiglia Orlandi

«I familiari delle due principesse sepolte nel cimitero teutonico erano stati avvisati delle operazioni dell’apertura delle due tombe. Significa quindi che se avessero saputo che non c’erano resti all’interno, lo avrebbero detto subito». Lo rivela all’Agi il legale della famiglia Orlandi, Laura Sgrò, che conferma l’assenza di «tracce di sepoltura. Assolutamente niente, niente, niente».

«Nella tomba da noi indicata – sottolinea il legale – vi era una stanza vuota, sicuramente del secolo scorso, e sotto uno scarico fognario. Nella seconda, vi era un sarcofago completamente vuoto. Mi dica lei se le pare normale…».

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