Caso SeaWatch, la Procura di Agrigento presenta ricorso contro la scarcerazione di Rackete

Il pm Patronaggio aveva sostenuto che «non c’era lo stato di necessità» per forzare il blocco della guardia di Finanza, e che l’impatto con la nave era stato «voluto»

Il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, l’aggiunto Salvatore Vella e il pm Gloria Andreoli hanno depositato, nella mattina del 17 luglio (l’ultimo giorno utile), ricorso alla Corte di Cassazione contro la mancata convalida dell’arresto di Carola Rackete, la comandante di Sea Watch3, accusata di resistenza a pubblico ufficiale e «resistenza e violenza a nave da guerra».

La comandante della nave era stata sottoposta alla misura cautelare dei domiciliari lo scorso 30 giugno. Il 2 luglio, la gip di Agrigento Alessandra Vella non aveva convalidato l’arresto, liberando ufficialmente Rackete.

Secondo la giudice per le indagini preliminari, Rackete non avrebbe compiuto alcun reato di resistenza a nave da guerra, in quanto la motovedetta della Finanza urtata dall’imbarcazione della ong non sarebbe da considerarsi «una nave da guerra». Il pm Patronaggio aveva invece sostenuto che «non c’era lo stato di necessità» per forzare il blocco della guardia di Finanza, e che l’impatto era stato «voluto».

«Il diritto stava dalla parte della comandante», avevano spiegato i legali dell’attivista. «Il Giudice, attraverso il richiamo a norme internazionali cogenti, dimostra l’illegittimità vuoi della pretesa di chiudere i porti da parte del ministro degli Interni, vuoi del divieto finale di attracco della Sea Watch dopo 15 giorni di attesa, così ripristinando l’equilibrio dei valori la prevalenza dell’incolumità della vita umana rispetto all’arbitrarietà di scelte operate solo per motivi propagandistici».

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