Carola Rackete, l’appello per la Sea Watch: «Ridateci le navi». E all’Ue: «Complici della Libia» – Il video

La comandante ha richiesto di dissequestrare le navi, di mettere in pratica nuove politiche per l’immigrazione e di non finanziare più la guardia costiera libica

«Ciao, mi chiamo Carola ed ero la capitana dell’ultima missione della Sea Watch 3, durante la quale abbiamo salvato 40 persone facendole sbarcare al porto di Lampedusa senza il permesso delle autorità italiane. Questo caso è simbolico, perché ha mostrato il fallimento degli accordi europei sull’immigrazione».

È con queste parole che si apre l’appello della comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete, dopo giorni di silenzio a seguito della mancata convalida dell’arresto da parte del gip di Agrigento

«Vorrei ringraziare tutti per la solidarietà che mi è stata mostrata – continua Rackete – ma mentre mi venivano rivolte molte attenzioni, la situazione non è cambiata. Ogni giorno le persone le persone scappano, ogni giorno le persone fuggono dalla Libia a causa della guerra civile». 

«Al momento la guerra civile in Libia è molto intensa – continua la comandante Rackete – 7 centri di detenzione si trovano vicino alla linea del fuoco (dove gli scontri son più violenti, ndr). Solo alcuni giorni fa almeno 50 rifugiati sono stati uccisi in un centro di questi centri di detenzione».

La capitana della Sea Wacth 3 passa poi all’attacco dell’Unione Europea: «La guardia costiera libica, che è finanziata dall’Unione Europea, riporta le persone in un Paese dove è in atto una guerra civile, dove vengono compiuti degli abusi, ampiamente documentati. Le persone vengono rapite, vengono torturate, vengono vendute come schiavi, vengono costrette ai lavori forzati e subiscono violenze sessuali».

Le tre richieste della comandante Carola Rackete 

Il video – appello si conclude con tre richieste: una al governo italiano, una rivolta agli amministratori locali che hanno dato disponibilità ad accogliere i migranti ed infine all’Unione Europea.

«Richiediamo che il governo italiano ci restituisca la nostra nave e le altre imbarcazioni sequestrate ad altre organizzazioni, in modo da poter impedire nuove morti in mare», spiega la Rackete. 

«Inoltre – prosegue la comandante della Sea Wacth – vorremmo che le città che ci hanno espresso solidarietà e hanno dichiarato che avrebbero accolto i rifugiati, che son stati salvati da imbarcazioni civili, si facciano avanti e mettano in pratica quanto detto. Questo richiede azioni politiche da parte della Commissione europea, ma anche dai ministeri degli Interni di tutti gli Stati membro».

«Infine – chiosa la capitana Carola Rackete – vorremmo dire chiaramente che l’Unione Europea deve smettere di aiutare la guardia costiera libica, in nome di tutti i diritti umani che hanno violato».

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