Calenda, la mina che fa tremare la Direzione Pd: pronta la mozione per dire no al M5s

L’intento, spiega con un post su Facebook, è quello di «chiarire le posizioni su M5S e unire su priorità e metodo di lavoro le varie aree»

Detto, fatto. Carlo Calenda vuole mettere nero su bianco il suo no a qualsiasi alleanza con il Movimento 5 Stelle – paventata nei giorni scorsi dall’ex ministro Dario Franceschini con conseguente psicodramma all’interno del Pd tra pro e contro. E lo fa con un ordine del giorno che l’ex ministro spiega di voler presentare alla direzione nazionale del Partito Democratico prevista per venerdì prossimo.

L’intento, spiega con un post su Facebook, è quello di «chiarire le posizioni su M5S e unire su priorità e metodo di lavoro le varie aree». Calenda si augura che «diventi un documento unitario» e per questo, prima di inviarlo formalmente, spiega di attendere «eventuali adesioni dei membri della direzione a partire da Nicola Zingaretti, Roberto Giachetti, Lorenzo Guerini, Maurizio Martina, Paolo Gentiloni, Matteo Renzi, Graziano Delrio, Andrea Marcucci».

I punti all’ordine del giorno

Partito Democratico e Movimento cinque stelle «sono e rimarranno incompatibili», scrive l’ex ministro dello Sviluppo economico nella proposta di ordine del giorno. Perché «ci dividono il rispetto dei valori liberal democratici, dello stato di diritto, delle istituzioni e l’idea di progresso e di società». Tanto che il M5S «è un avversario politico da battere esattamente come la Lega».

Nicola Zingaretti, segretario del Pd, a sinistra, e Carlo Calenda durante la presentazione del simbolo per le elezioni europee del Partito Democratico sulla terrazza del Nazareno, Roma, 30 marzo 2019. ANSA/Massimo Percossi

Calenda sposa il processo lanciato dal segretario Zingaretti «per una “costituente delle idee”». Ma ne vuole accelerare i tempi, anticipandone «i contenuti più significativi». Il Pd, dice, non si può permettere di «rimanere privo di un’agenda programmatica fino a novembre».

Le priorità sono «scuola e formazione, sanità e investimenti». Il Governo Conte «ha cancellato 4 miliardi sulla scuola, noi dobbiamo proporre un investimento che chiuda il divario con i paesi avanzati e riavvicini rapidissimamente le aree di povertà educativa alla, già non brillante, media nazionale», scrive Carlo Calenda. «Il nostro approccio deve essere libero da condizionamenti economici: investiremo quanto serve per riportare gli italiani ai primi posti per sapere e cultura tra i grandi paesi europei. Questo vuol dire passare immediatamente dall’attuale rapporto tra spesa totale per istruzione e PIL (3,8%) a quello della media dell’Eurozona (4,5%)».

La sanità viene definita «a rischio», con «molti picchi di efficienza» ma «divari regionali enormi». Vivere al sud «significa spesso avere qualità dei servizi e tempi di attesa simili a Bulgaria e Romania, fanalini di coda dell’Unione Europea». Per Calenda «vanno ridisegnati governance, processi, risorse e finalità», e vanno potenziate industria farmaceutica e sanitaria, «utilizzando la forza della ricerca italiana e la presenza di un tessuto industriale d’eccellenza».

Questo è l’ordine del giorno che vorrei presentare alla direzione nazionale del Partito Democratico fatto per chiarire…

Posted by Carlo Calenda on Tuesday, July 23, 2019

E poi gli investimenti, la cui carenza è per l’europarlamentare «la principale “ruota sgonfia” dell’economia».

Carlo Calenda aggiunge anche un altro punto: quello della questione fiscale. «La riduzione delle tasse, fuori dagli incentivi agli investimenti, può avvenire in modo significativo solo attraverso il recupero dell’evasione fiscale o una riduzione della spesa».

«Pronti per settembre»

La deadline è vicina, per Carlo Calenda: «occorre essere pronti per settembre con il lancio delle proposte e la presentazione di una squadra capace di sostenerle con efficacia sui media. Nel frattempo andrà avanti il lavoro della “costituente delle idee”».

Calenda chiede anche un tavolo per «la costruzione di un fronte democratico in vista delle prossime elezioni politiche». Tenersi pronti, insomma. E «qualora la legislatura dovesse continuare», il processo porterà comunque «alla nascita di un “governo ombra” della coalizione». «Deve essere chiaro che il mantenimento della “vocazione maggioritaria” passa attraverso una riaggregazione dei modi liberal democratici, social democratici e popolari. Per essere credibile questo percorso deve prevedere da subito primarie di coalizione per la scelta del candidato leader».

«Il Pd si spacca su»

Infine un imperativo: basta fronti interni dati in pasto ai giornali. Come? Con un «coordinamento politico, anche informale, di cui facciano parte le personalità più rilevanti del Pd»: Presidente, segretario, capigruppo, i candidati alla segretaria alle ultime primarie e i tre segretari precedenti. «È indispensabile far sparire subito il quotidiano “Il Pd si spacca su” dai media italiani».

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