L’Homo Naledi racconta come eravamo quando gli alberi preferivamo usarli come case

Lo studio sui resti di un nostro antenato dimostra che gli alberi sono stati la nostra prima casa

I primi resti della specie umana battezzata Homo Naledi sono stati portati alla luce durante degli scavi avvenuti tra il 2013 e il 2014. Questi reperti sono stati trovati in una camera all’interno di un sistema di caverne del Sud Africa, quello conosciuto come Rising Star.

Nel 2015 venne infine annunciata la scoperta dalla National geographic society e dalla National research foundation. Tra i ricercatori del team internazionale che portò alla luce i resti, anche il professor Damiano Marchi del dipartimento di biologia dell’Università di Pisa.

Chi era l’Homo Naledi

In quello scavo sono stati trovati 1550 reperti, appartenenti a circa 15 individui vissuti circa 250mila anni fa. Sostanzialmente quasi tutti gli scheletri erano completi e hanno permesso di studiare approfonditamente i resti dei nostri antenati.

Dal momento che vennero trovati nel sistema di caverne Rising star, la nuova specie venne battezzata «Naledi», termine che in Sud Africa significa «Stella che sorge».

Marchi è stato anche il coordinatore di una ricerca recente su due femori di Homo Naledi pubblicata sul Journal of human evolution, confermando una ipotesi che trova concordi molti antropologi ed evoluzionisti, ovvero l’esistenza di una fase intermedia in cui i nostri antenati condivisero l’andatura bipede con l’abitudine di abitare sugli alberi.

Quando abitavamo sugli alberi

L’Homo naledi era alto mediamente un metro e mezzo e pesava circa 45 chilogrammi. Già al momento della scoperta alcuni elementi fecero pensare a questo stile di vita intermedio, come le dita ricurve e le gambe piuttosto lunghe.

Il recente studio sui femori non fa che confermare l’ipotesi di partenza. I fossili femorali sono stati confrontati con quelli di altri ominidi, e scimmie esistenti tutt’oggi. Si è scoperto così che il collo femorale presenta caratteristiche tipiche degli esemplari abituati a vivere sugli alberi, senza disdegnare di spostarsi a terra in maniera bipede.

«La regione subtrocanterica della diafisi è allungata mediolateralmente e assomiglia alle prime ominine mentre l’albero di mezzo è allungato antero-lateralmente, indicando alti livelli di mobilità […] L’homo naledi mostra una combinazione unica di caratteristiche nel suo femore che indubbiamente indicano una specie impegnata nel bipedismo terrestre ma con un modello di carico unico del femore probabilmente conseguenza della singolare anatomia postcranica della specie».

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