La sfuriata teatrale di Santanchè e le parole social contestate di Meloni e Saviano

Prima la reazione della senatrice Santanchè in diretta, poi le false piste di Giorgia Meloni e infine la polemica tra Roberto Saviano e Rita Dalla Chiesa. Il dibattito politico non ha risparmiato nemmeno questo caso di cronaca

Sembrava che l’omicidio di Mario Cerciello Rega dovesse passare immune nel dibattito pubblico. Un vicebrigadiere, morto in servizio. Ucciso in circostanze che non sono ancora chiare.

Una tragedia, certo. Aggravata dalla sua storia personale. Giovane, 35 anni, appena sposato, da 43 giorni, morto durante un servizio che non sembrava essere particolarmente rischioso. I politici unanimi nella condanna di questo gesto, così come il brusio dei social. Al netto dei soliti odiatori che alla prima traccia di cittadinanza straniera dei sospetti hanno iniziato a sbraitare slogan contro l’immigrazione. Eppure, alla fine, è successo.

Daniela Santanchè: «Ormai i carabinieri e gli italiani vengono dop

Un preludio di questa polemica era già arrivato in mattinata negli studi di Agorà Estate, programma in onda su Rai 3. Tra gli ospiti in collegamento Daniela Santanchè, dal marzo 2018 senatrice eletta tra le fila di Fratelli d’Italia.

L’orologio segna le 9.08. Monica Giandotti, che conduce la trasmissione, legge la notizia appena arrivata della morte del carabiniere. Poi passa oltre, secondo Santanchè troppo in fretta. Ed è da qui che parte la sua sfuriata.

«Lei ha detto “Hanno ammazzato un carabiniere”, un italiano con la divisa, che ci difende e nessuno ha detto una parola». La senatrice, si scalda. La conduttrice non riesce a fermarla: «Lei è la rappresentazione plastica di come ormai i carabinieri e gli italiani vengono dopo».

E poi ancora: «Sono basita che la Rai faccia una cosa del genere. Tutti i giorni ci fate due palle così quando succede il contrario. Vergognatevi». Terminato l’intervento, Daniela Santanchè, senza accettare repliche ha lasciato lo studio.

Rita dalla Chiesa contro Saviano: «La scorta lo lasci solo»

In serata, si alzata una nuova polemica. Il punto di partenza è un post su Instagram di Roberto Saviano. «E ora la morte di Mario Cerciello Rega è già territorio saccheggiato dalla peggiore propaganda. La morte di un Carabiniere in servizio non può essere usata come orrido strumento politico contro i migranti».

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Il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega ha subito 8 coltellate ieri notte a Roma. L’operazione in cui era impegnato sembrava semplice: due balordi, dopo aver rubato la borsa a una ragazza, avevano provato a fare un cavallo di ritorno: paga e riavrai borsa, documenti e chiavi. Cento euro il prezzo. All’incontro però, dopo la denuncia, si erano presentati i Carabinieri. 8 coltellate significa che i Carabinieri non sono arrivati sul luogo con le pistole spianate, non sono piombati con violenza, ma con la prudenza del diritto; sono intervenuti con l’intento di misurare le intenzioni di chi avevano di fronte e speravano magari di poter risolvere tutto senza colpo ferire. Questo è stato l’ultimo onore di Mario Cerciello Rega che si è comportato da Carabiniere contro questi banditi, e ha pagato con la vita. Non esistono mai servizi semplici quando si è in strada. Vivo tra i Carabinieri da 13 anni, ho imparato a conoscere lo stress degli appostamenti notturni, i pattugliamenti, la fatica. E ho sentito ieri stesso i commenti disperati dei colleghi: “Cazzo si era appena sposato!”. E ora la morte di Mario Cerciello Rega è già territorio saccheggiato dalla peggiore propaganda. La morte di un Carabiniere in servizio non può essere usata come orrido strumento politico contro i migranti. Delinquenti politici che, per allontanare da sé i sospetti sui crimini commessi, non esitano a usare i più deboli tra voi, e i più esasperati (ognuno ha una ragione per esserlo), per alimentare sentimenti razzisti che non hanno ragione di esistere. Quando la camorra uccide non è pensabile incolpare tutti i campani. Mi rendo conto che non è semplice, ma sta a noi comprendere la reale situazione criminale del nostro Paese e difendere il sacrificio di un uomo, di un Carabiniere caduto mentre si comportava rispettando il giuramento prestato alle leggi democratiche del suo Paese.

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I commenti al post sono divisi. Fra quelli che danno ragione allo scrittore e quelli che invece lo criticano, accusando proprio lo stesso scrittore di fare propaganda a favore dei temi che ha sempre difeso.

Fra le critiche più aspre spunta però quella di Rita dalla Chiesa, presentatrice tv, volto storico di Forum e figlia del generale Carlo Alberto dalla Chiesa: «Senza parole. E lui senza vergogna. Gli uomini della sua scorta dovrebbero ribellarsi, dopo quello che ha detto, e lasciarlo solo. E adesso attaccatemi pure. Non me ne importa niente».

Il generale Carlo Alberto dalla Chiesa è morto a Palermo, il 3 settembre del 1982. Ad ucciderlo è stata la mafia, intimorita dal suo nuovo incarico come prefetto del capoluogo palermitano. Con lui morirono anche la moglie, Emanuela Setti Carraro, e un uomo della sua scorta: Domenico Russo.

Dopo il primo post, Rita Dalla Chiesa ne aggiunge un altro: «Tenetevi Saviano, i salotti radical chic, e mettete in frigo quel minimo di cervello che avete e che vi impedisce di accettare un confronto con chi non la pensa come voi». Fra i like del post si fa notare anche quello del cantante Fedez.

L’errore di Giorgia Meloni: «L’Italia non può essere il punto di approdo di queste bestie»

E prima che venisse confermata la nazionalità dei due ragazzi fermati per l’omicidio, prima della confessione di uno dei giovani americani, prima che si iniziassero a capire meglio le dinamiche di tutta la vicenda, Giorgia Meloni aveva rincorso le prime indiscrezioni.

In un post su Facebook, poi cancellato, la leader di Fratelli d’Italia aveva scritto: «La scorsa notte un carabiniere di 35 anni è morto ammazzato da 2 animali, probabilmente magrebini». E ancora: «L’Italia non può essere il punto di approdo di queste bestie».

E ora sono bersagliati anche, per i loro tweet che già davano per certa la colpa di immigrati africani, e subito la usavano come arma polemica, il notista e ex parlamentare Capezzone e uno dei capi di Casapound, Marsella.

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