Di Maio esulta: «A settembre taglio parlamentari». Sfida alla Lega: «Ci aspettiamo tanti sì»

Il vicepremier chiede al Carroccio l’approvazione dopo l’estate della riduzione delle poltrone, ma anche del salario minimo, del taglio del canone Rai, della riduzione del cuneo fiscale e di altre misure

La sintesi della diretta Facebook in cui Luigi Di Maio annuncia sorridente e orgoglioso l’ultimo passaggio del provvedimento che prevede il taglio di 345 parlamentari sono poche parole, pronunciate a conclusione dei 7 minuti circa di monologo: «Oggi è un bel giorno, ma…». E quel «ma» è un chiaro messaggio alla Lega.

A settembre infatti per il ministro del lavoro non vedrà la luce sola la riduzione delle poltrone, ma dovrà anche dovrà essere approvato tutto ciò che sta scritto nero su bianco nel contratto di governo.

Ma procediamo con ordine. Il vicepremier, come si diceva raggiante annuncia: «Mancano sette settimane all’approvazione del taglio dei parlamentari. La prossima volta che andremo a votare ci saranno 345 poltrone in meno, 345 stipendi in meno, 345 portaborse in meno». E chiosa elogiando i suoi: «Parlamentari che tagliano se stessi non li ho mai visti».

Di Maio non risparmia poi un attacco all’ex premier Renzi: «Con la riforma di Renzi si tagliavano gli elettori, non le poltrone». Sul fronte economico il capo politico del M5S parla di un risparmio di mezzo miliardo di euro, che potrà essere reinvestito.

«Ma non è solo una questione di soldi, – spiega Di Maio – è anche semplificazione. Abbiamo il numero più alto di parlamentari d’Europa e ne consegue un numero spropositato di leggi, spesso inutili. Il taglio cambierà la politica per sempre. Manderemo a lavorare gente che sta lì da vent’anni e finalmente potremmo avere un Parlamento più semplice».

Poi, preparata con cura, arriva la stoccata. «Dicono che siano quelli del no, ma è su provvedimenti come questi che ci aspettiamo dei sì dalle altre forze politiche. E ce n’è per tutti. Per il Pd che non ha sostenuto il reddito di cittadinanza e il salario minimo, ma anche per Forza Italia che non ha votato lo stop a redditometro e spesometro e il taglio dell’Imu sui capannoni». Per Di Maio, no da sinistra e no da destra.

Ma il vero affondo arriva all’alleato di governo, da cui Di Maio si aspetta da settembre i sì più importanti. «Ci aspettiamo il sì della Lega – chiarisce il vicepremier pentastellato – sul taglio dei parlamentari, ma anche su tanti altri provvedimenti: sull’acqua pubblica, sulla legge salva mare, la legge sul taglio degli stipendi dei parlamentari. Inoltre sul salario minimo, sulla riduzione del cuneo fiscale, sul taglio del canone Rai, sulla riforma della Sanità regionale: questi sono i sì che stiamo aspettando e siamo anche un po’ in ritardo».

«Abbiamo temporeggiato fino ad ora perché c’erano una serie di questioni da chiarire, ma – e arriva il punto decisivo – quello che è nel contratto da settembre si deve approvare». Nella chiusura, lo slogan, il nuovo mantra: «Non non siamo quelli del no, noi siamo quelli che aspettano i sì».

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