Dopo Carola ecco Ani, chi è la capitana di Open Arms: «Se salvare vite è un crimine, sono una trafficante»

Ex bagnina e studente di storia e filosofia, ha sposato da 4 anni la missione della ong. La capitana si è raccontata in un’intervista a Repubblica

Si chiama Ani Montes Mier, ha 31 anni, ed è la capomissione della nave ong Open Arms. Dopo Carola Rackete, la capitana della Sea Watch, un’altra donna pronta a sfidare la politica italiana dei porti chiusi e l’indifferenza degli altri stati europei. I migranti – spiega dalla nave in cui si trova da 9 giorni dopo aver soccorso 160 naufraghi – «meritano una vita come tutti gli esseri umani».

«Se salvare vite in pericolo è un crimine, io sono una trafficante»

«Se salvare vite in pericolo è un crimine, io sono una trafficante. Ma se parliamo dei trafficanti che guadagnano milioni di euro, loro sono a terra in un posto sicuro, non in mare, non rischiano la vita come queste persone» ha dichiarato Ani Montes Mier in un’intervista a Repubblica.

Malta né l’Italia né la Spagna (paese di cui la nave batte bandiera) hanno risposto alla richiesta d’aiuto della Open Arms. «Sono preoccupata per il modo in cui sta evolvendo la situazione perché non so cosa dire alle persone visto che non posso dire loro quando finirà» ha raccontato.

Chi è Ani Montes Mier

Ex bagnina e studente di storia e filosofia, lavora da quattro anni a bordo delle navi di Open Arms: «Non posso né voglio tornare alla mia vecchia vita. Da quando ho conosciuto la vita reale ho realizzato tutti i privilegi che ho avuto. Aiutare le persone in stato di necessità è quello che ogni essere umano deve fare. Preferisco invecchiare con la coscienza di aver fatto la cosa giusta, non importa cosa può accadermi se loro sono in salvo».

Le accuse e gli insulti

E replica così a chi accusa le Ong di essere in combutta coi trafficanti: «Troppo facile provare che non siamo in contatto con i trafficanti. Non esiste alcuna prova. Una bugia più volte detta non diventa verità solo perché viene detta».

E ancora: «Non stiamo violando alcuna legge, stiamo rispettando le convenzioni internazionali che gli Stati hanno firmato. Noi siamo qui per dimostrare che loro le stanno violando, non noi».

Ani non ha tempo per leggere gli insulti («Ho cose più importanti da fare che leggere i commenti di persone che scrivono da un posto con una cena, una doccia calda, un letto»), ma ci tiene a lanciare un appello: «Non chiedo solo un porto sicuro dal punto di vista giuridico ma anche dal punto di vista umano. La solidarietà non muore mai e io non la lascerò morire».

Foto in copertina gentilmente concessa da Open Arms

Leggi anche: