Carola Rackete a PiazzaPulita: «Interrompere la politica dell’odio». E non nomina mai Salvini

«Continuo a essere nella lista di emergenza dei contatti della Sea Watch», spiega Carola Rackete. «Se mi chiamassero, andrei immediatamente»

«Viziatella, comunista». Così l’aveva definita l’allora ministro dellInterno Matteo Salvini nei giorni del caso Sea Watch. «Vuole rispondere?». «No». Carola Rackete, la Capitana, rilascia un’intervista esclusiva a Piazzapulita su La7. E non nomina mai Matteo Salvini. A stento parla dell’Italia, riferendosi piuttosto sempre all’Europa.

«Continuo a essere nella lista di emergenza dei contatti della Sea Watch», spiega Carola Rackete. «Se mi chiamassero andrei immediatamente. Sono pronta a salvare altre persone in mare. Sappiamo che la durezza della politica è diminuita in Italia, ma ci sono ancora impedimenti amministrativi».

Bisogna «interrompere la politica di odio, e prevenirla», dice in merito al processo. «Parlerò alle persone. Agli italiani dico grazie a tutti coloro che hanno mostrato solidarietà e sostenuto i profughi che arrivano nel loro paese. Un sostegno importante anche per le ong e i volontari: sappiamo che siete lì a sostenerci»

Lo stesso Matteo Salvini non si è fatto sfuggire l’appuntamento serale con l’intervista a Carola Rackete, annunciandola su Twitter. Lo stesso fa la leader di Fratelli dItalia, Giorgia Meloni.

«Ho preso le mie decisioni e non è stato facile. Certamente è stata una decisione ponderata anche con i medici. Ero frustrata nei confronti della Europa ma sentivo la mia responsabilità nei confronti delle persone che avevo a bordo. La sicurezza delle persone a bordo è primaria». E no, non aveva paura, assicura.

La battaglia ambientalista

«Di professione faccio l’ecologista, ho un master in conservazione della natura. Non mi interessa la politica italiana», risponde Rackete al conduttore Corrado Formigli. Ricca, comunista, viziata. Così Carola è stata definita. «Sono stata un’ingegnera. Vivo dei miei risparmi da quando sono molto giovane, da diversi anni. Penso di concentrarmi sulle mie passioni e convinzioni».

«Il nostro ecosistema sta per estinguersi, se non riduciamo le emissioni di carbone fossile alla fine del secolo, potenzialmente milioni di persone perderanno la vita nel mondo. Nessuno di noi dovrebbe occuparsi della politica interna. Ma di questo», dice Rackete.

Nella intervista a Piazzapulita la comandante della missione della ong Sea Watch che ha portato a Lampedusa 52 migranti rimasti in mare per giorni in virtù del decreto sicurezza bis ricorda quei momenti. «Per me resta una grande delusione nei confronti dell’Europa. Città tedesche si erano rese disponibili a venire a prendere i migranti in Sicilia. Ma le persone soccorse sono rimaste in mare per giorni per una disputa con il ministro dell’interno italiano. Ed è colpa dell’Unione europea che non è in grado di trovare una soluzione per casi del genere».

Riportare le persone in Libia? «Volevamo mantenere fede alla legge internazionale sui porti sicuri», risponde Carola Rackete. «Così non sono i porti libici che violano costantemente i diritti umani. Riportare queste persone in Libia avrebbe significato violare la Convenzione di Ginevra. Lampedusa era il porto sicuro più vicino».

La rabbia delle persone nei confronti dei migranti? «In Europa la forbice tra ricchi e poveri è inasprita. Non ci può essere questo divario Dobbiamo affrontare disuguaglianze e la povertà che porta queste persone a lasciare casa loro per cercare un futuro migliore». L’Europa «ha una responsabilità storica per il passato coloniale. Anche l’Italia. La stessa Germania per la quantità di emissioni che oggi produce. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità, se loro desiderano venire da noi».

«Dobbiamo accettare e integrare queste persone nella società. L’immigrazione è uno strumento per accettare i cambiamenti portati dalla catastrofe climatica», dice la Capitana. Rackete è in collegamento da Berlino: ha rifiutato l’invito di andare a Roma in studio per evitare di prendere l’aereo per questioni ambientali. «Dobbiamo attivarci, scendere in piazza come fanno i ragazzi con i Fridays for future», dice Carola Rackete. «Adottiamo forme di protesta convincenti».

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