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No, Carola Rackete non ha detto che il Governo tedesco le aveva ordinato di portare i migranti in Italia

In nessuna occasione Carola parla di «ordini» da parte del Governo tedesco, che piuttosto critica

[Aggiornamento in fondo in merito al secondo articolo di TPI, La Verità e l’articolo del sito anti-bufala in lingua tedesca. L’articolo ha subito delle correzioni nelle traduzioni.]

Siamo giunti alla seconda puntata della teoria che dietro Carola Rackete ci sia il Governo tedesco di Angela Merkel. Nella prima puntata avevamo parlato di un sito tedesco che aveva pubblicato un articolo, senza prove e con tante domande, che una volta condiviso dall’ex capo dei servizi segreti tedeschi è diventato la «prova definitiva» nonostante quest’ultimo non ne confermasse affatto il contenuto. Una recente intervista rilasciata da Carola Rackete alla TV tedesca Zdf riapre la discussione.

Il post Facebook di Giorgia Meloni che condivide l’articolo de Il Giornale.

Giorgia Meloni, e tanti altri, avevano condiviso l’articolo de Il Giornale dal titolo «Carola Rackete: “Il governo tedesco mi ordinò di portare i migranti in Italia”». Il Giornale cita l’articolo de La Verità, ma questi risultano essere successivi a quello di TPI dell’otto agosto 2019 dal titolo «Sea Watch, Carola Rackete alla tv tedesca: “Berlino ci disse che dovevamo registrare i migranti in Italia”».

L’intervista testuale su Zdf

Il Giornale, così come TPI, avevano condiviso il link o il video Youtube dell’intervista, non facile da seguire per un utente che non conosce il tedesco, mentre sul sito della TV tedesca Zdf è possibile consultare la versione testuale dell’intervista dove viene citato il Bundesregierung, ossia il Governo federale tedesco:

heute.de: Im Fall der “Alan Kurdi” hat sich Malta ja nun zur vorübergehenden Aufnahme der Flüchtlinge an Bord bereit erklärt, auch auf Bitten der deutschen Regierung. Was hat sich Ihrer Meinung nach verändert? Glauben Sie, Ihr Handeln hatte Einfluss darauf?

Rackete: Der Druck auf die Bundesregierung ist größer geworden, daher setzt sie sich mehr für die Aufnahme in Malta ein. Es ist jetzt das dritte Mal, dass “Alan Kurdi” Flüchtlinge nach Malta bringt nach meiner Verhaftung. Ich nehme an, dass die Bundesregierung zusagen musste, die Leute bald zu transferieren und sie nicht – wie während der letzten zwölf Monate – trotz Zusage noch monatelang auf Malta warten zu lassen.

heute.de: Wie sah die Unterstützung der Bundesregierung während Ihrer Mission aus?

Rackete: Während der Mission hat man zwar über das Außenministerium und auch über das Innenministerium mit uns kommuniziert, also mit der Organisation, nicht mit uns auf dem Schiff direkt, aber es wurde effektiv keine Lösung nach vorne gebracht. Erst hinterher hat es allen leidgetan. Das, was vorher passiert ist, während dieser 17 Tage, war nicht effektiv, das waren nur Sympathiebekundungen. Schon am dritten Tag hatten sich ja die ersten Städte dazu bereit erklärt, Rottenburg zum Beispiel, dass sie Leute aufnehmen würden, und das wurde vom Bundesinnenminister nicht erlaubt. Die Unterstützung habe ich auf dieser Mission wirklich nicht als besonders groß empfunden.

Da nessuna parte dell’intervista vengono ammessi «ordini» da parte del Governo tedesco, ma che da questo non avevano ottenuto soluzioni («aber es wurde effektiv keine Lösung nach vorne gebracht»). Da nessuna parte si legge che si voleva «far registrare e portare tutti i clandestini a Lampedusa» [nota: questa frase è riportata virgolettata nell’articolo de Il Giornale] e cercando nell’intervista la parola chiave «Lampedusa» essa viene citata due volte ma senza riferimenti al Governo tedesco.

L’intervista video

La conduttrice Dunja Hayali, dopo l’introduzione video riportante la vicenda e le dichiarazioni dei protagonisti come Matteo Salvini, inizia l’intervista domandando a Carola Rackete come è stato questo periodo «turbolento» per lei tra odio e solidarietà. Lei risponde sostenendo che le cose vadano bene, ricordando la presenza di Sea Watch 3 e di altre ONG che operano ancora sul posto citando i recenti salvataggi svolti da queste.

Nel secondo intervento, Dunja Hayali parla della decisione di entrare a Lampedusa nonostante le possibili conseguenze. Carola, rispondendo, riconosce le conseguenze ma anche la questione legata alla sicurezza dei migranti a bordo, citando le condizioni mediche e psicologiche.

Nel terzo intervento la giornalista Dunja Hayali cita i rifiuti di Lampedusa, Spagna e Malta per poi chiedere se non era possibile individuare un altro porto. Secondo Carola non era possibile, che i ministeri dell’Interno e degli Esteri tedeschi stavano provando a trovare una soluzione politica, ma senza trovarla. Carola, inoltre, dichiara che hanno chiesto a «tutti» una soluzione e nessuno voleva offrire un porto.

Dunja Hayali, nel quarto intervento, riporta alcune cifre dal 2016 ad oggi sul numero degli sbarchi che di fatto sono diminuiti, tuttavia riporta che paesi come l’Italia dichiarano di trovarsi in difficoltà con i migranti. Carola risponde dicendo che in quei paesi sentono il problema e che la questione [sempre dei migranti] viene utilizzata per scopi politici. Cita Dublino III e la proposta di Rottenburg che voleva «registrare» e ospitare i migranti della Sea Watch, ma spiega che il ministro dell’Interno tedesco aveva negato questa possibilità, che dovevano essere «registrati» in Italia e che una soluzione era possibile fin dal primo giorno.

Nel quinto intervento si discute della proposta di Carola di accogliere in Europa mezzo milione di persone che sono nelle mani dei trafficanti e nei centri libici facendoli arrivare attraverso un passaggio sicuro. Una proposta che, secondo Dunja Hayali, potrebbe destare perplessità, ma secondo Carola non dovrebbero esserci siccome la Germania e altri Paesi portano con loro le responsabilità storiche che hanno portato alla situazione attuale.

Nell’intervista si parla molto di politica, così come del cambio di rotta del ministro dell’Interno in seguito ai sondaggi e al caso «Alan Kurdi», successivo al suo. Il resto della discussione prosegue con tematiche legate alla violazione dei diritti umani delle persone che si trovano in Libia, delle accuse a lei rivolte e della possibilità che venga condannata fino a 10 anni di carcere e dei rischi che si corrono con le leggi italiane. Fino alla fine non vengono citati «ordini» a Carola Rackete o a Sea Watch da parte del Governo tedesco.

Il no del ministro tedesco era noto

Il «no» da parte del ministro dell’Interno Horst Seehofer alla proposta dei comuni tedeschi ad ospitare i migranti era già noto, ne parlava LiberoQuotidiano in un articolo del 18 giugno 2019:

La Sea Watch mette in difficoltà anche la buonista Germania. Almeno 50 città tedesche si sono offerte di accogliere i migranti a bordo, ma il ministro dell’Interno, Horst Seehofer, blocca i buoni propositi.

Il titolo di Libero: «Sea Watch, 50 città tedesche vogliono accogliere i migranti: il no del ministro dell’Interno Horst Seehofer»

Anche Il Foglio, nella rassegna stampa internazionae del 18 giugno 2019, riportava il «no» del ministro dell’Interno tedesco alla soluzione proposta dai comuni tedeschi:

Amburgo, 18 giu 08:43 – (Agenzia Nova) – Potrebbero venire trasferiti in Germania i 43 migranti a bordo della nave Sea Watch 3, operata dall’organizzazione non governativa tedesca Sea Watch. Cinquanta tra città e comuni tedeschi si sono, infatti, offerti di accogliere i migranti, presentando formale richiesta scritta al ministero dell’Interno di Berlino, come reso noto oggi da un portavoce del dicastero. Per il settimanale “Der Spiegel”, Horst Seehofer, il ministro dell’Interno tedesco, “al momento non è d’accordo” con il trasferimento dei migranti della Sea Watch 3 in Germania. Tuttavia, “non si esclude una soluzione”. Il prerequisito è “la partecipazione più ampia possibile degli Stati membri dell’Ue e l’assunzione del coordinamento da parte della Commissione europea” nella gestione dei migranti della Sea Watch 3.

Arriviamo dunque all’articolo del 18 giugno 2019 del Der Spigel dove viene riportata la proposta dei comuni tedeschi da parte dello stesso portavoce del Ministero dell’Interno federale, proposta al quale il ministro Horst Seehofer (CSU) si era frapposto non fornendo l’autorizzazione preferendo una soluzione che coinvolgesse «la partecipazione più ampia possibile degli Stati membri dell’Unione europea», inclusa ovviamente l’Italia.

La «soluzione» precedente allo sbarco

Il «no» del ministro Horst Seehofer (CSU) era motivato dal fatto che lo stesso voleva una partecipazione più ampia da parte degli stati membri dell’Unione europea nella gestione dei migranti, oltre che per il rispetto del regolamento di Dublino. Durante l’intervista Carola Rackete dice che una soluzione era possibile fin dal primo giorno, ma questa è arrivata poco prima del suo sbarco a Lampedusa. Infatti il giorno prima, il 28 giugno 2019, l’appello dell’Italia rivolto alle altre nazioni dell’Unione europea di occuparsi di alcuni dei migranti a bordo della ONG era andato a buon fine. Finlandia, Francia, Lussemburgo, Portogallo e la stessa Germania si erano trovati d’accordo per occuparsi dei migranti, ma Salvini non aveva ancora autorizzato lo sbarco a Lampedusa.

I riferimenti politici e le critiche di Carola

Carola Rackete durante il quarto blocco dell’intervista dove cita la proposta di Rottenburg, cita il fatto che la questione dei migranti viene utilizzata per scopi politici nei Paesi come l’Italia, ad esempio, ma notiamo che il problema è anche interno. Negli articoli riguardanti le proposte dei comuni, come Kiel e Konstanz, vengono criticati il «silenzio» del ministro Seehofer e la «linea dura» del Governo tedesco sui migranti. Il riferimento politico, dunque, riguarda lo scontro interno tra politici di governo e di opposizione.

Nell’intervista pubblicata sul sito di Zdf Carola Rackete non ha problemi a descrivere il ministro dell’Interno tedesco Seehofer – pur non usando propriamente il termine – come una «banderuola». Sul caso Sea Watch 3 si era comportato in un modo, mentre nel caso dell’imbarcazione «Alan Kurdi» in un altro a seguito delle critiche ricevute in Germania da parte dell’opinione pubblica. Infatti, il partito del ministro ha perso voti non tanto a favore dell’estrema destra ma piuttosto verso partiti come i Verdi. In un articolo del Welt del 18 luglio 2019 si legge nel titolo «il ritorno dell’umanista Horst Seehofer» proprio a seguito dei due casi.

Non solo, infatti Carola ritiene che la stessa Germania insieme ad altri Paesi abbiano le loro responsabilità a seguito della colonizzazione africana e ritiene che l’accordo di Dublino III sia ingiusto nei confronti dei paesi come la Grecia, la Spagna e l’Italia. Parla della Merkel, sostenendo che voglia trovare soluzioni senza però fornirle. Carola ne suggerisce una: portare le persone in Europa dal Niger per via aerea.

«Alan Kurdi» e le lettere tra Seehofer a Salvini

Il 6 luglio 2019 – dove la palla era passata alla nave «Alan Kurdi» battente bandiera tedesca – era nota l’esistenza di una lettera del ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer inviata a Matteo Salvini in cui gli chiedeva, a lui e ai polulisti di destra appellandosi ai valori cristiani, di «riconsiderare la sua posizione di rifiutare l’apertura dei porti italiani» e che «La Germania e l’Italia, in quanto Stati membri fondatori dell’Unione europea, devono riuscire a trovare risposte europee alla sfida della situazione migratoria nel Mediterraneo». La discussione però non riguardava solo i nostri due Paesi, ma della responsabilità di tutta l’Unione europea in merito alla gestione dei migranti salvati nel Mediterraneo.

Salvini, nella sua lettera di risposta, nega la possibilità dello sbarco in Italia sostenendo che «qualsiasi eventuale deterioramento della situazione a bordo non potrà, dunque, non ricadere nell’esclusiva responsabilità dello Stato di bandiera e del Comandante e dell’equipaggio della “Alan Kurdi”».

Conclusioni

Carola Rackete non afferma affatto che ci siano stati degli «ordini» da parte del Governo tedesco nei confronti suoi o della ONG. Fa comprendere le sue critiche nei confronti del Governo tedesco, nella figura del ministro Seehofer, di aver operato in maniera diversa per il suo caso e quello della «Alan Kurdi» per questioni politiche interne.

Il «no» del ministro dell’Interno tedesco ai comuni che volevano ospitare i migranti era già noto, così come le sue dichiarazioni dove richiedeva la cooperazione tra Stati membri dell’Unione europea inclusa l’Italia. Una cooperazione che è stata accolta in qualche modo da diversi Stati il giorno prima dello sbarco a Lampedusa.

Aggiornamento 12 agosto 2019 ore 22:25

TPI, attraverso un articolo pubblicato in serata, sostiene che non vi sia stata alcuna «bufala». A diffondere la notizia falsa a partire dal titolo fino all’intero testo dell’articolo sono stati Il Giornale e La Verità, mentre per quanto riguarda TPI è contestabile solo il titolo.

Il primo articolo di TPI citato da Il Giornale.

Il virgolettato presente nel titolo può generare equivoci come ad esempio – per chi legge appunto solo i titoli, come purtroppo accade – che Carola e la Sea Watch avrebbero ricevuto un «ordine» da parte del Governo tedesco. Ecco quanto riportato nell’articolo di TPI:

Secondo la giovane tedesca, la Germania ha avuto una grossa responsabilità nella decisione di far sbarcare i migranti in Italia: “Quello che è interessante nel nostro caso è che, un giorno dopo che avevamo fatto il salvataggio, la città di Rottenburg si era dichiarata pronta a prendere i fuggiaschi. La città del Baden-Wuerttemberg era pronta anche a mandare un bus finanziato da donazioni. Questo avrebbe dovuto essere permesso”. Questa soluzione non fu possibile perché “il ministro dell’Interno tedesco (Horst Seehofer) insistette perché i migranti venissero registrati in Italia. Ciò vuol dire che una soluzione ci sarebbe potuta essere”, ha riferito al programma durante un’intervista del 7 agosto con la giornalista Dunja Hayali.

La stessa Carola nell’intervista spiega che la decisione di far sbarcare i migranti riguardava le condizioni a bordo. TPI stesso lo riporta:

Non sembra essersi pentita della decisione di salvare i migranti: “Le conseguenze mi erano chiare (…) ma abbiamo scelto quella che per noi era la priorità e per un capitano la priorità sono le persone a bordo della nave. Le condizioni di salute dei naufraghi erano molto peggiorate e i medici ci dissero che dovevamo attraccare in porto”.

Diverso il discorso de Il Giornale e La Verità, i quali sostengono che l’intervista dimostri un legame tra Carola Rackete e Sea Watch con un il Governo tedesco basandosi inizialmente sulla falsa notizia diffusa in precedenza riguardante l’ex responsabile dei servizi segreti tedeschi e il sito di estrema destra che non riportava alcuna prova e tante domande. Si può discutere molto sulla frase in cui Carola sostiene che il ministro dell’Interno Seehofer «insisteva» nella registrazione dei migranti in Italia, ma il fatto rimane: non c’è stato alcun «ordine» alla ONG e al suo capitano, quanto un chiaro riferimento alla proposta dei comuni tedeschi e dell’insistenza da parte del ministro Seehofer per una «partecipazione più ampia possibile degli Stati membri dell’Unione europea» sul caso facendo registrare i migranti in Italia per poi ridistribuirli come si sono presi l’impegno anche altri paesi come la Finlandia, Francia, Lussemburgo, Portogallo.

Una notizia di questo genere, così come raccontata da Il Giornale e La Verità sarebbe stata discussa animatamente dai diversi ambienti sia mediatici che politici tedeschi, ma se ne parla in Italia.

Nota: per scrivere questo articolo ho consultato precedentemente diverse persone residenti in Germania da anni che operano in campi dove l’importanza della lingua è fondamentale, di un giornalista madrelingua tedesco e ho ricevuto conferma in data odierna anche da un giornalista italiano residente a Berlino.

Aggiornamento 13 agosto 2019 ore 10:15

La Verità pubblica su Twitter il video dell’intervista con i sottotitoli passando da un iniziale «il ministero dell’Interno tedesco ci ha chiesto» a un finale «il ministro degli interni tedesco ha richiesto». A chi ha fatto richiesta? Non a Sea Watch e non a Carola Rackete.

Su La Verità ora escludono il «ci ha chiesto» nella trascrizione del video con il quale pretendono di confermare la loro versione.

Il problema è che La Verità, così come alcuni lettori e utenti, esclude tutto il discorso che ruota intorno alla risposta di Carola Rackete durante l’intervista. In nessun caso lei sostiene di aver ricevuto «ordini» o «richieste» dal Governo tedesco, bensì racconta ciò che è accaduto in merito alla proposta dei comuni tedeschi citando anche Dublino III.

Nell’articolo de La Verità c’era scritto «il ministero dell’Interno tedesco ci ha chiesto», trascrizione diversa invece nel video pubblicato il giorno dopo su Twitter.

Aggiornamento 13 agosto 2019 ore 12:50

Il sito anti-bufala in lingua tedesca Mimikama pubblica oggi un articolo dove conferma la distorsione da parte de Il Giornale e La Verità.

Nell’articolo viene citato Dublino III, come nell’articolo di Open, un regolamento criticato da Carola e Sea Watch. Tale regolamento obbliga di fatto la registrazione nel Paese di primo arrivo e fino a prova contraria la Germania non ha porti sul Mediterraneo e non era possibile da parte dei comuni tedeschi di prenderli in carico senza prima averli fatti registrare nel Paese dove mettono piede.

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