I Vigili del fuoco delusi dalla politica: «Chiediamo l’assicurazione Inail, siamo pronti a scioperare»

«Siamo in attesa di risposte dalla legge di bilancio e a settembre inizieremo con le iniziative», dice Mauro Giulianella della Fp Cgil Vigili del Fuoco

I vigili del fuoco? Non hanno mai avuto l’Inail (l’assicurazione sugli infortuni sul lavoro). Sembra strano, ma è così. Quello dei pompieri è «da sempre un modello di assicurazione privato», spiega a Open Mauro Giulianella, responsabile Fp Cgil Vigili del Fuoco.

Ecco perché, con Cgil, Cisl e Uil, i vigili del fuoco sono ora in stato di agitazione. Disposti anche ad arrivare allo sciopero. «Siamo in attesa di risposte dalla legge di bilancio e a settembre inizieremo con le iniziative. Lo sciopero è una di queste», dice Mauro Giulianella.

Nel frattempo la Funzione Pubblica-Cgil ha lanciato una petizione on line per chiedere il riconoscimento di un’assicurazione contro infortuni sul lavoro e malattie professionali. I primi firmatari sono il leader della Cgil, Maurizio Landini, e la segretaria della Fp-Cgil, Serena Sorrentino. I Vigili del Fuoc in Italia oggi sono oggi 34mila «tra operativi e amministrativi», spiega Giulianella. «Gli operativi sono intorno ai 31mila. E siamo sotto organico di almeno 3mila unità».

Come funziona oggi

Funziona con una polizza assicurativa di circa 69 euro l’anno a persona, spiega Giulianella: «Ed è chiaro che una polizza assicurativa di 69 euro a persona vale come tale». Quindi le spese mediche legate a infortuni sul lavoro o a eventuali diagnostiche personali «non sempre vengono riconosciute». E il ticket, quando si tratta di prestazioni intramoenia, va sempre pagato.

«Oggi abbiamo un modello molto simile a quello di polizia e delle forze armate, che è quello delle commissioni mediche», dice Giulianella. «Solo che loro hanno una struttura medica interna organizzata. Noi non abbiamo medici competenti distribuiti su tutto il territorio e in tutti i comandi, non abbiamo una struttura medica come la loro e quindi ci avvaliamo delle loro commissioni mediche». Quindi dei medici di esercito, polizia e delle altre forze dell’ordine. «Con la caratteristica che però, non essendo interni alle nostre strutture, non ci conoscono da un punto di vista personale e di percorso di vita».

Vigili del fuoco al lavoro a Fleri dopo la forte scossa di terremoto, 26 dicembre 2018. ANSA/Vigili del fuoco

Le commissioni mediche, «di fatto, mettono in moto un meccanismo che è anche di carattere clientelare: ci sono patologie che vengono riconosciute ai vigili del fuoco da certe commissioni in alcune regioni. Quelle stesse patologie non vengono riconosciute da altre commissioni in altre regioni. E sei costretto a rivolgerti a un avvocato, c’è il medico legale… con spese che potrebbero, con l’Inail, essere evitate», chiosa il sindacalista.

La richiesta

«Tutto quello che viene garantito oggi deve rimanere, come diritto e tutela del lavoratore», dice il responsabile Fp Cgil Vigili del Fuoco. Con l’Inail, come per il resto del pubblico impiego, «saremmo garantiti anche noi sotto tutti i punti di vista». È infatti, «quell’ente che permette un certo tipo di controllo sui luoghi di lavoro, sulle dotazioni individuali». E che «garantirebbe quindi una copertura più ampia rispetto all’attuale».

Obiettivi che, spiega Mauro Giulianella, si possono ottenere «solo attraverso il coinvolgimento dei cittadini. Noi siamo il corpo più amato. Vogliamo inserirci all’interno della politica rappresentando il volere dei cittadini, e arrivando magari a una proposta di legge popolare».

La storia di Giuseppe

Il 5 dicembre 2018, su via Salaria, all’altezza di Borgo Quinzio in provincia di Rieti, un’autocisterna di Gpl esplode in un distributore di carburanti. Stefano Colasanti, vigile del fuoco, non è in servizio con la squadra intervenuta, ma è lì per dare una mano, perde la vita, insieme a un’altra persona.

In ricordo di Stefano, Vigile del Fuoco. #UniciNellaTutela

Posted by Funzione Pubblica Fp-Cgil Nazionale on Monday, December 10, 2018

I feriti sono decine. Tra loro, si legge nella petizione della Funzione Pubblica-Cgil, Giuseppe, Vigile del Fuoco del comando di Rieti. «Era riverso per terra. Con la tuta bruciata e con le mani ustionate. Farfugliava ma una cosa era chiara: l’urlo di dolore per le sue mani».

Dopo un trapianto di pelle, dalle gambe alle mani, Giuseppe viene dimesso dall’ospedale Sant’Eugenio di Roma, specializzato in grandi ustionati, una settimana dopo. «E grazie alla sua caparbietà, al sostegno dei colleghi, del comando provinciale di Rieti e di tutta l’Amministrazione, il 15 maggio è tornato operativo».

Ma. «Deve tutto al suo impegno e a quello del Corpo perché Giuseppe per l’incidente subito non ha ricevuto alcun indennizzo. Anzi Giuseppe, per il trapianto ricevuto, indossa guanti speciali per proteggersi dal sole, dal costo di circa 900 euro. Pagati di tasca propria».

«Per sua fortuna non ha avuto un percorso di riabilitazione», aggiunge Mauro Giulianella. «Quindi non si è dovuto sobbarcare tutte le spese, aspettando poi il risarcimento dell’assicurazione. Per quei guanti speciali non è previsto per lui alcun rimborso, ma li porta a causa di un infortunio sul lavoro».

Ecco: l’Inail «ci riconoscerebbe poi le malattie professionali. Per noi vigili del fuoco non c’è alcun tipo di riconoscimento. Non c’è un elenco di malattie professionali che danno riconoscimento a un beneficio economico o per la pensione», dice Giulianella.

La politica

Questa «è una battaglia che la Cgil porta avanti da sempre. E crediamo in questo momento ci siano i presupposti per ottenere una vittoria», aggiunge. Un segnale, dalla politica, era arrivato. Ma in concomitanza con la crisi di governo: il sottosegretario agli Interni della Lega, Stefano Candiani, ha consegnato giovedì scorso ai sindacati dei pompieri il testo di un disegno di legge di riordino del settore per avviare un confronto.

Peccato che ormai si parli di elezioni e di nuove maggioranze. «Qualcuno ha voluto fare propaganda elettorale, come d’altro canto è abitudine da parte di tutti». Noi non ci leghiamo politicamente a nessuno. È chiaro che l’importante per noi è il risultato e il riconoscimento Inail, qualsiasi sia il governo che lo realizzi. Certo, con la situazione politica attuale sappiamo che è tutto da ricostruire».

L’intervento economico ammonterebbe a una cifra dai 60 ai 90 milioni di euro l’anno, «che poi diventerebbero strutturali e che andrebbero a inserirsi nel meccanismo contrattuale dei vigili: una spesa irrisoria. Ma c’è bisogno di un intervento di legge».

In copertina un fermo immagine tratto da un video dei vigili del fuoco mostra l’incendio nella notte in un deposito di autobus a Lamporecchio (PT), 3 febbraio 2019. ANSA/Vigili del fuoco

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