Hong Kong, la polizia irrompe nell’aeroporto: spray al peperoncino sui manifestanti

A poche ore dall’appello dell’Onu di aprire un’inchiesta sugli abusi delle forze dell’ordine, le autorità fanno irruzione in assetto antisommossa nell’aeroporto occupato

Almeno cinque bus della polizia sono arrivati all’aeroporto di Hong Kong, dove ci sono scontri con i manifestanti. Secondo le testimonianze dei presenti, la polizia sta usando spray al peperoncino sulle persone presenti.

Per la prima volta da venerdì, quando i manifestanti hanno cominciato a protestare nello scalo internazionale causando il blocco dei voli, sono intervenuti furgoni e agenti in assetto antisommossa. I manifestanti hanno innalzato delle barricate per cercare di rallentare gli agenti.

L’appello dell’Onu

L’Alto Commissariato Onu per i diritti umani ha espresso preoccupazione per la situazione a Hong Kong e ha chiesto un’inchiesta immediata su comportamenti delle forze dell’ordine nei confronti dei manifestanti.

L’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha esaminato prove credibili di agenti delle forze dell’ordine che impiegano armi non letali in modalità proibite dalle norme e dagli standard internazionali in reazione alle proteste. «L’Ufficio – ha affermato un portavoce – esorta le autorità di Hong Kong ad indagare immediatamente questi incidenti».

Uno degli episodi più recenti, e che aveva scatenato ancora di più i manifestanti, era stato il ferimento di una ragazza, che ora rischia di perdere un occhio dopo essere stata colpita da proiettili a cuscinetto.

ANSA | Una manifestante indossa una benda in solidarietà con la donna ferita dalla polizia. Aeroporto di Hong Kong, 13 agosto 2019

Intanto, dopo 4 giorni di occupazione da parte dei manifestanti, la polizia è arrivata all’aeroporto in assetto antisommossa e sta usando spray al peperoncino sulle persone.

L’appello di Lam

Negli ultimi giorni, i “contestatori con la benda” (detti così perché portano sull’occhio una benda rosso-sangue) hanno portato avanti le manifestazioni all’aeroporto dell’ex colonia inglese, che è stato chiuso a momenti alterni nell’arco di 72 ore.

«La violenza, non importa se si tratta di usare la violenza o di perdonare la violenza, spingerà Hong Kong lungo un percorso di non ritorno, farà precipitare la società di Hong Kong in una situazione molto preoccupante e pericolosa», ha detto la governatrice Carrie Lam che ancora una volta si è rifiutata di fare concessioni ai manifestanti: «Prendetevi un minuto per pensare, guardate la nostra città, la nostra casa, volete davvero vederla spinta in un abisso».

Intanto, la popolarità di Lam scende ai minimi storici, toccando percentuali mai raggiunte nemmeno dall’ultimo governatore britannico. Secondo i sondaggi, solo il 20,4% degli intervistati la voterebbe in caso di elezioni, contro il 71,6% di chi alla domanda ha risposto “no”.

ANSA | Aeroporto di Hong Kong, 12 agosto 2019

Il braccio di ferro tra manifestanti per la democrazia e la Cina vive in queste ore momenti di altissima tensione, con Pechino che definisce «terrorismo» le azioni degli attivisti e schiera i cannoni ad acqua per le strade dell’ex colonia britannica.

Parlando ad una conferenza stampa a Pechino il 12 agosto, il portavoce dell’ufficio cinese per Hong Kong e Macau ha detto che «manifestanti senza cuore hanno lanciato bombe carta contro la polizia». «Li hanno attaccati più volte con strumenti estremamente pericolosi. Hanno già commesso crimini molto violenti e adesso stanno mostrando atteggiamenti terroristici», ha aggiunto.

Gli scontri con la polizia

Intanto, lontano dai cancelli degli arrivi e delle partenze, continuano gli scontri tra polizia e manifestanti, accompagnati dai timori di attacchi di bande criminali. La polizia ha fatto sapere che sono 149 persone arrestate tra il 9 e il 12 agosto, e comprendono 111 maschi e 38 femmine, di età compresa tra i 15 e i 53 anni. I fermati sono sospettati di diversi reati, tra cui riunione illegale, aggressione ad agenti di polizia, intralcio alla polizia nell’esecuzione del proprio dovere, possesso di armi d’offesa e oggetti pericolosi.

Nel decimo fine settimana consecutivo di proteste, centinaia di manifestanti hanno sfidato il divieto delle autorità e si sono radunati nel quartiere Sham Shui Po prima di essere dispersi dalla polizia. Gli attivisti ora accusano le autorità di uso eccessivo della forza.

La polizia arresta un manifestante al di fuori della stazione di polizia di Tsim Sha Tsui, a Hong Kong. 11 agosto 2019. EPA/JEROME FAVRE

Nella serata dell’11 agosto, migliaia di persone sono arrivate a Victoria Park, il più grande parco della città, per partecipare a un meeting, dopo il quale una parte dei manifestanti si è diretta verso la zona di North Point, che ospita molti immigrati dalla provincia del Fujian, nel Sud-Est della Cina.

Lì gran parte dei negozi aveva chiuso dopo che erano circolate voci secondo le quali bande di strada erano arrivate sul posto per attaccare i manifestanti. Il 5 agosto nella stessa zona c’era stata una battaglia campale tra i dimostranti e decine di uomini armati di bastoni.

Un manifestante ferito dalla polizia viene portato via dai paramedici, Hong Kong. 11 agosto 2019. EPA/JEROME FAVRE

Le proteste, iniziate per fermare l’approvazione della legge sull’estradizione, si sono ampliate. A salire sul banco degli imputati è stata la leader dell’ex colonia britannica Carrie Lam di cui i manifestanti chiedono le dimissioni dopo le sue politiche considerate non democratiche e l’eccessivo uso della forza da parte della polizia. Sulla situazione a Hong Kong è intervenuta proprio la Gran Bretagna che fino al 1997 deteneva il controllo dell’isola.

Il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, ha espresso «preoccupazione» per i due mesi e mezzo di proteste e ha chiesto «un’indagine completamente indipendente sui recenti avvenimenti», suscitando la risposta furiosa di Pechino.

«La Cina chiede solennemente che la parte britannica interrompa immediatamente tutte le azioni che si intromettono negli affari di Hong Kong e interferiscono negli affari interni della Cina», ha detto il portavoce del ministero degli esteri cinese Hua Chunying.

Sullo stesso tema: