Hong Kong, la Cina muove truppe al confine: l’ombra di un’altra Tienanmen

Immagini di militari cinesi al confine mettono in allerta su possibili azioni da parte di Pechino, mentre si intensificano le violenze nell’ex colonia britannica

Cresce la paura a Hong Kong. L’intelligence americana ha fatto trapelare informazioni riguardo a movimenti di truppe cinesi al confine con l’ex colonia britannica. Dopo settimane di proteste anti-governative la paura è che la Cina possa mobilitare l’esercito di liberazione nazionale cinese, come fece 30 anni fa nella piazza di Tienanmen, a Pechino.

In realtà truppe cinesi sono già stazionate a Hong Kong dal 1997, da quando l’isola fu restituita dalla Gran Bretagna alla Cina, ma ora Pechino avrebbe mandato ulteriori rinforzi a confine.

Le mosse di Pechino sembrano un avvertimento, un tentativo di diffondere speculazioni che facciano indietreggiare i manifestanti per riportare la regione autonoma alla calma. Circa 6mila truppe cinese sono stazionate nella città, con migliaia al di là del confine nella città di Shenzhen, secondo il think tank Rand Corporation.

I media di Pechino: «Usare la spada della legge»

Un intervento invocato anche dal megafono del Partito comunista cinese, il Quotidiano del popolo, in un editoriale in prima pagina lancia un appello a Pechino, perché agisca usando la legge per fermare la violenza delle proteste a di Hong Kong, dopo che negli scontri avvenuti all’aeroporto la folla ha aggredito un cronista del giornale ufficiale Global Times. «Usare la spada della legge per fermare la violenza e riportare l’ordine è assolutamente il compito più importante e urgente», si legge nel pezzo.

Sul China Daily, invece, l’intervento di un ricercatore dell’Università di Shenzen invita il governo centrale a trattare la questione di Hong Kong in modo più deciso, ma non si fanno allusioni all’uso dell’esercito.

Le violenze in aeroporto

Da giorni la protesta si è spostata all’aeroporto dello scalo asiatico che il 13 agosto ha visto l’intervento delle forze speciali in tenuta anti-sommossa, dopo che il sit-in pacifico era andato avanti per 48 ore.

La manifestazione pacifica per chiedere lo stop alla legge sull’estradizione è presto sfociata in scontri, con un escalation di violenze che ha messo in allerta anche l’Onu che chiede un’investigazione indipendente sull’uso della forza da parte della polizia. Ma la Cina respinge le accuse e l’intromissione delle agenzie internazionali.

Le preoccupazioni della comunità internazionale

In particolare, è stata la Gran Bretagna nelle ultime ore a chiedere a Pechino di fermare le violenza, richiesta che la Cina ha rispedito al mittente chiedendo a Londra di non immischiarsi negli affari cinesi.

Uno degli episodi di violenza più recenti che hanno messo sull’attenti la comunità internazionale è stato il ferimento di una ragazza, che ora rischia di perdere l’occhio. L’Onu invoca un chiarimento tra le parti, ma la distanza tra i cittadini e l’amministrazione di Hong Kong sembra dilatarsi sempre più tanto che la governatrice ha sfidato i manifestanti accusandoli di «andare verso l’abisso».

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