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Al-Qaeda diffonde i blooper dei video di propaganda dell’Isis: l’ultima beffa al rivale jihadista

I due gruppi si contendono il panorama jihadista internazionale. E la Base, questa volta, ha deciso di lanciare l’affondo tramite il web. Ma come nasce la rivalità tra le due fazioni?

Con lo scoppio della guerra civile in Siria, le divisioni settarie, politico e religiose che hanno colpito il Paese si sono riflesse anche nel mondo jihadista con la spaccatura tra la-Qaeda e il sedicente Stato Islamico.

Una rivalità combattuta anche tramite i canali di propaganda mediatici dei due gruppi jihadisti. Di recente, come scritto da BBC Monitoring, la “base”, tramite il suo canale Hidayah Media Production, ha diffuso i blooper (gli errori del dietro le quinte delle riprese) di alcuni miliziani dell’Isis intenti a girare video di propaganda.

Le scene, girate in Yemen, risalirebbero al 2017. Una mossa, quella di al-Qaeda, per screditare il gruppo rivale come “un pessimo attore”, e incapace di far pervenire un messaggio di propaganda in un linguaggio corretto. Ma da dove nasce questa rivalità?

Siria e Iraq: la nascita del califfato

Con la proclamazione del califfato l’Isis aveva soppiantato “la base” come la forza prominente nel panorama jihadista internazionale. Il califfato aveva fornito all’Isis una base territoriale per la formazione, il governo e l’estrazione di risorse (sotto forma di petrolio, grano, tasse ed estorsioni) su una scala che al-Qaeda non ha mai raggiunto.

Il gruppo è anche riuscito a costruire un esercito di combattenti da tutto il mondo, molti dei quali attratti dagli sforzi di reclutamento online. La presenza in rete dell’ISIS era più ampia e molto più sofisticata di quella di al-Qaeda, soprattutto al tempo del controllo su Raqqa, in Siria, e su Mosul, in Iraq.

L’occupazione americana dell’Iraq

Sia l’Isis che al-Qaeda hanno ucciso civili in attacchi terroristici su larga scala. Al-Qaeda, mentre ora può affermare di essere più attento nei suoi obiettivi, in passato ha commesso uccisioni indiscriminate. Questa forza jihadista ha affrontato una svolta strategica e tattica durante la sanguinosa insurrezione contro l’occupazione americana dell’Iraq.

Tra il 2003 e il 2006, l’uomo che divenne il leader di al-Qaeda in Iraq, Abu Musab al-Zarqawi, ordinò una serie devastante di attentati suicidi che uccisero numerosi iracheni, in particolare musulmani sciiti. La campagna segnò l’abbraccio di una visione del mondo settaria estrema che etichettava gli sciiti come apostati.

Il vice di Osama bin Laden, il leader di al-Qaeda Ayman al-Zawahri, alla fine rimproverò Zarqawi, esortandolo a cessare gli attacchi indiscriminati verso i musulmani, sostenendo che compromettevano gli sforzi di reclutamento dell’organizzazione. Zarqawi fu ucciso nel 2006, ma i resti del gruppo estremista costituirono la base per quello che divenne l’Isis.

Mentre i leader di al-Qaeda hanno espresso il desiderio di imporre alcuni limiti all’uso della violenza e di concentrare la lotta sui non musulmani, l’Isis sembrava aver abbracciato la brutalità e il settarismo come un punto di forza. Il gruppo ha catturato l’attenzione del mondo con video di propaganda che raffigurano scene grottesche di uccisioni, tra cui filmati di ostaggi decapitati e bruciati vivi.

Siria: i due fronti

Una divergenza di obbiettivi e tattiche che si è espressa con forza in Siria quando nacquero due fronti jihadisti in competizione. Il primo Jabhat al-Nusra, guidato da Abu Mohammad Al-Jawlani e lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, guidato dall’ormai noto Abu Bakr al-Baghdadi.

Jawlani non giurò mai fedeltà al leader dell’Isis, confermando invece il suo appoggio e il riconoscimento al-Qaeda. Una questione, quella della fedeltà, che è diventata cruciale nella disputa tra le due fazioni rivali. Con il discorso del giugno 2014 dalla moschea di Mosul, al Baghdadi ufficializzò la nascita di un califfato e di uno Stato Islamico, esemplificando così la competizione ideologica con Zawahiri nei loro rispettivi sforzi per l’espansione dell’influenza nella regione.

Quelle parole portarono a una dura reazione da parte di al-Zawahiri che non solo, scomunicò Baghdadi, ma condannò fortemente le sue tendenze autonome e disobbedienti. Al Zawahiri concesse al fronte al-Nusra il primato rispetto allo Stato Islamico come unico rappresentante della jihad in Siria, intimando a Baghdadi e ai suoi fedeli di ritornare in Iraq e riadottare il nome di Stato Islamico dell’Iraq.

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