Siria, l’accusa di Washington: «Accordi violati: hanno usato armi chimiche a Idlib»

Il segretario di Stato Pompeo annuncia pressioni sul regime di Assad per mettere «fine alla violenza contro i civili siriani»

Da New York, dove i capi di Stato del mondo sono riuniti per l’annuale Assemblea generale dell’Onu, Mike Pompeo, il segretario di Stato americano lancia nuove accuse al presidente siriano Bashar al-Assad.

Secondo Washington il 19 maggio scorso il regime siriano avrebbe usato gas cloro nell’offensiva per riprendere l’ultima porzione di territorio in mano ai ribelli nell’enclave di Idlib, nel nord ovest del Paese. «Gli Stati Uniti – ha affermato – continueranno a fare pressioni sull’ingannevole regime di Assad per mettere fine alla violenza contro i civili siriani».

«Il regime di Assad è responsabile per numerose atrocità – continua Pompeo – alcune delle quali possono essere considerate dei crimini di guerra e crimini contro l’umanità», ha dichiarato Pompeo in una conferenza stampa a New York.

Washington afferma di aver ricevuto diversi resoconti che proverebbero l’uso da parte del regime siriano di armi chimiche nel nord ovest della Siria. Per ben due volte l’amministrazione Trump aveva bombardato la Siria come monito ad Assad dopo due presunti attacchi chimici nell’aprile del 2017 e del 2018.

Nel 2013 l’attacco chimico nella Ghouta orientale, sobborgo della capitale Damasco, fu il più brutale degli 8 anni di guerra civile. Un attacco che secondo le stime, tutt’ora non chiare, avrebbe provocato tra i 200 e i mille morti.

«Questa volta è diverso in un certo senso perché si tratta di cloro… ma sappiamo che il presidente Trump ha sempre portato avanti azioni vigorose per proteggere il mondo dall’uso di armi chimiche», ha continuato Pompeo. Proprio pochi giorni fa il presidente americano Donald Trump ha annunciato di voler inviare nuove truppe in Siria per rafforzare la battaglia allo Stato Islamico.

Un annuncio in controtendenza rispetto al ritiro dal territorio siriano voluto alla fine del 2018 e a una campagna elettorale in cui il capo della Casa Bianca aveva chiesto agli Usa di rimanere fuori dal Medio Oriente.

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