Trattativa M5s-Pd, ultimatum dai dem a Di Maio: «Una risposta entro le 16 se volete continuare»

«Rivedremo il Pd quando nei loro organi di partito avranno dato l’ok all’incarico a Conte», dicono dal Movimento. Cabina di regia del Pd oggi alle 16

Il Nazareno avrebbe posto le ore 16 di oggi, martedì 27 agosto, come scadenza ultima per avere una risposta da M5s sulla prosecuzione o meno del confronto per la formazione del governo. Questo perché, spiegano fonti Pd, per quell’ora è convocata la cabina di regia del Partito democratico, che dovrà stabilire se e come continuare gli incontri coi pentastellati, dopo l’annullamento del vertice tra le due delegazioni, inizialmente previsto a Palazzo Chigi per le 11.

Luigi Di Maio, dal canto suo, nel primo pomeriggio incontra alla Camera i capogruppo M5s nelle diverse Commissioni. All’ordine del giorno lo stato della crisi. È un incontro propedeutico alla assemblea congiunta dei parlamentari che era stata preannunciata per stasera.

«Dialogo bruscamente interrotto, non capiamo perché, speriamo di riprendere», aveva spiegato il capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio in mattinata uscendo dalla riunione con i big del partito al Nazareno in mattinata. L’accusa che il Pd indirizza al M5S dopo l’annullamento dell’incontro tra i due partiti inizialmente previsto per le 11 di stamane, per proseguire una trattativa sempre più arenata, è diretta: «L’accordo di Governo rischia di saltare per le ambizioni personali di Luigi Di Maio che vuole fare il Ministro dell’Interno e il Vicepremier. Su questo non sente ragioni e va avanti a colpi di di ultimatum», dicono i dem.

La direzione nazionale del Pd, inizialmente convocata per le 18 di oggi, è stata posticipata a domani alle 10. Ma oggi, alle 16, al Nazareno si riunisce la cabina di regia del Pd – spiega una nota stampa – «per assumere le decisioni conseguenti sulla crisi di governo, anche a seguito della cancellazione, da parte della presidenza del Consiglio, dell’incontro previsto questa mattina a Palazzo Chigi con la delegazione M5S».

I grillini smentiscono dopo pochi minuti. «Di Maio non ha mai chiesto il Viminale per il M5S. Prima per noi vengono i temi», dicono fonti m5s.

La conferma dell’annullamento dell’incontro delle 11 tra Zingaretti, Orlando, Conte e Di Maio «con una telefonata da palazzo Chigi» viene annunciata con poche, laconiche parole da parte del Partito democratico, poco dopo le 11. Confermandoquanto già comunicato dal M5S in mattinata, dopo la fumata grigia delle quattro ore di vertice notturno tra i leader dei due partiti, Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio, insieme al premier uscente Giuseppe Conte e al vice segretario dem Andrea Orlando.

«Non illudiamoci di risolvere i problemi politici con il M5S solo attraverso l’indicazione dei nomi per i ministeri. Per avere un accordo solido, chiediamo, insieme al M5S, più tempo a Mattarella per discutere dei nodi
politici. Sarebbe un modo di procedere serio», arriva a scrivere su Twitter la deputata Pd Lia Quartapelle.

Il M5S

Il Pd «dice che il problema nel far nascere un Governo di concretezza sarebbe Di Maio al Viminale. Sono sicura che il nostro capo politico non antepone se stesso al Paese. Non sarebbe da 5 Stelle. Partiamo invece da #Conte2 e le cose da fare per l’Italia. #governogiallorosso», twitta in tarda mattinata Roberta Lombardi, prima capogruppo alla Camera del Movimento, volto dell’ormai celebre streaming con Pier Luigi Bersani, oggi capogruppo 5Stelle alla Regione Lazio.

La stessa che pochi giorni fa aveva cominciato a dire esplicitamente: «Mai più con la Lega». Lombardi quindi smentisce esplicitamente, come già fatto circolare dai grillini, che Di Maio punti al Viminale. Ma non la richiesta di vicepremiership.

Lo stallo era stato annunciato poco prima delle dieci da una nota stampa del Movimento 5 Stelle: «In una fase cosi delicata per il Paese non c’è tempo da perdere. Noi stiamo lavorando intensamente per dare risposte immediate ai cittadini. E dobbiamo sbrigarci perché il tempo stringe», dicono i grillini.

Nel Pd, però, «hanno ancora le idee confuse. Predicano discontinuità ma ci parlano solo di incarichi e di ministeri, non si è parlato ne di temi ne di legge di bilancio. Così non va proprio bene».

Ieri «dopo 4 ore di incontro non si è arrivati a nulla. Così non si può lavorare. O si cambia atteggiamento o è difficile», dicono i 5 Stelle. «Rivedremo il Pd quando nei loro organi di partito avranno dato l’ok all’incarico a Conte».

«Nessun altro incontro fino a quando non avranno chiarito ufficialmente la loro posizione su Giuseppe Conte. Se si vuole il voto lo si dica apertamente. Il M5S è la prima forza politica in Parlamento, lo ricordiamo a tutti», concludono i grillini.

I dem

Sarebbe incagliata sul nodo dei vicepremier e dei ministeri più pesanti, la trattativa tra M5S e Pd per la formazione del nuovo governo. Secondo fonti parlamentari Dem, non ci sarebbero quindi veti – ormai caduti – sulla premiership di Giuseppe Conte ma prima vanno sciolti altri nodi, ricostruisce l’agenzia Ansa.

In particolare, spiegano le stesse fonti, considerato Conte come esponente M5S, i Dem dovrebbero avere l’unico vicepremier. Inoltre, per dare un segno di svolta sulla politica economica, la delegazione Pd avrebbe chiesto tutti i ministeri economici. Al momento la delegazione pentastellata avrebbe detto no, invocando per Luigi Di Maio il ruolo di vicepremier e un ministero di peso, come gli Interni ora in mano a Matteo Salvini. I grillini smentiscono, insomma, ma uno dei nodi potrebbe quindi proprio il Viminale, che il Pd avrebbe chiesto per un suo esponente (o al più una figura terza).

«Sono uno serio e responsabile. Credo al Governo Istituzionale. E mi va bene anche Conte. Ma se devo accettare Di Maio al Viminale, per me si può andare a votare subito». Così su Twitter il senatore Pd Francesco Bonifazi, molto vicino a Matteo Renzi.

E torna a parlare sui social anche Carlo Calenda: «Sono stato zitto, come promesso, fino all’inizio delle consultazioni. Ma ora basta. Lo spettacolo è indecoroso. Oggi iniziano e noi stiamo prendendo da giorni schiaffi da Di Maio e soci. C’è un democratico rimasto che si ribelli ai diktat su Conte e a un negoziato che non ha toccato un tema vero (ILVA, Alitalia, Tap, Tav, RDC, Quota 100..)?! #Basta».

Sono stato zitto, come promesso, fino all’inizio delle consultazioni. Ma ora basta. Lo spettacolo è indecoroso. Oggi…

Posted by Carlo Calenda on Tuesday, August 27, 2019

Non si esclude che domani nelle consultazioni i due partiti possano dare l’indicazione di Conte premier per poi lasciare a lui verificare, in tempi rapidi, se ci sono le condizioni per formare il governo, scrive ancora Ansa. Se tutto salterà, c’è già chi ipotizza come data utile per il voto il 10 novembre.

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