Rousseau, senza un voto certificato accettereste la consultazione online per il Governo M5s-Pd?

Ancora una volta a decidere le sorti dell’Italia sarà la piattaforma Rousseau. Siamo sicuri?

Il voto online attraverso la piattaforma Rousseau in situazioni delicate è diventato il vero e proprio «scudo della Rete» per le decisioni difficili. Era successo nel 2018 con il «Contratto per il Governo del Cambiamento» con la Lega di Salvini poche settimane prima della nascita del Governo Conte e nel 2019 per salvare l’alleato dai suoi problemi legali nel caso Diciotti. Non risulta strano, dunque, che Luigi Di Maio chieda il parere degli iscritti alla piattaforma – erroneamente chiamata «sistema operativo» senza esserlo veramente – per il nuovo «Governo del Cambiamento 2.0». Rimangono tuttavia molti dubbi.

Non è una novità che la piattaforma creata dalla Casaleggio Associati sia stata più volte «bucata» finendo per doverne rispondere di fronte al Garante della Privacy. Non sono mancate le multe, così come le bocciature tecniche riassunte in questo passaggio pubblicato nel Provvedimento del Garante del 4 aprile 2019:

A ciò si aggiunge che la rilevata assenza di adeguate procedure di auditing informatico, escludendo la possibilità di verifica ex post delle attività compiute, non consente di garantire l’integrità, l’autenticità e la segretezza delle espressioni di voto, caratteristiche fondamentali di una piattaforma di e-voting (almeno sulla base degli standard internazionali comunemente accettati).

Come dicevamo nell’articolo pubblicato da Open ad aprile, il Garante ha fatto chiaramente capire che le votazioni prima del novembre 2018 erano manipolabili e soprattutto senza possibilità di prevenzione e controllo.

In merito alla sicurezza è passato più di un anno da quando il blackhat R0gue_0 si è fatto vivo con qualcosa di concreto. Infatti, ultimamente ha pubblicato tweet del tutto irrilevanti e con il solo intento di attirare l’attenzione di qualcuno facendo comprendere che ormai non aveva più armi per accedere ai dati della piattaforma. Il problema relativo al voto sicuro è dunque – fino a prova contraria – soltanto interno e garantito da una certificazione che, tuttavia, per come descritta da chi lavora all’interno dell’Associazione Rousseau non risulta tecnicamente accettabile.

Durante l’evento «Villaggio Rousseau», tenutosi a Milano lo scorso 9 marzo 2019, avevo posto delle domande a un dipendente dell’Associazione Rousseau su come funziona la certificazione del voto online. Ecco quanto riportato nell’articolo del 9 marzo:

A questo punto, faccio un’ulteriore domanda, piuttosto delicata. Alle Quirinarie e per il voto dello Statuto c’era una società terza (Dnv) che certificava il voto, un ente terzo competente nell’ambito informatico. Dopo quei due episodi non ci sono stati annunci da parte del Movimento in merito a organi di controllo terzi che garantiscano la regolarità del voto, mentre il dipendente dell’associazione mi spiega che dovrebbe esserci la certificazione di un notaio. Gli faccio presente che per questo tipo di attività ci vorrebbe quantomeno un’analisi effettuata da un esperto affinché un notaio certifichi, ottenendo come risposta che probabilmente quest’ultimo viene aiutato da un tecnico.

Se escludiamo i probabili problemi di sicurezza – alcuni sembrano risolti, altri è meglio neanche citarli perché R0gue_0 potrebbe imparare qualcosa – rimane il voto certificato da un ente terzo come la Dnv o altra società competente nel settore, non un notaio – il nome al momento non risulta pubblico – a cui andrebbero fatte delle domande per conoscere le sue competenze nel mondo della sicurezza informatica.

Gli iscritti avrebbero accettato l’alleanza con la Lega e accettato di difendere Matteo Salvini con questi presupposti. Potrebbero accettare anche questo voto richiesto dal leader politico del Movimento, Luigi Di Maio, e potrebbero ribaltare tutto facendo andare il Paese a nuove elezioni. In ogni caso, con queste premesse tecniche e problematiche sul voto digitale raccontate anche nel documentario The Choice disponibile gratuitamente online, sarà una percentuale microscopica della popolazione – una sorta di piccola «élite digitale» – a decidere il futuro del Paese sempre e solo se i parlamentari non decideranno di seguire l’articolo 67 della Costituzione della Repubblica italiana: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato».

Foto articolo: fonte Twitter.

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