Università, l’arma segreta è un’auricolare spia: così alcuni aspiranti medici barano ai test

Costa 240 euro, passa inosservato e va a ruba. Dopo le segnalazioni, però, l’Università di Palermo è corsa ai ripari

Un auricolare, un microfono e una piccola scatoletta in cui inserire una sim. Questa è l’ultima trovata, attualmente in commercio e acquistabile anche in un negozio di Palermo come scoperto da Repubblica, che consente agli studenti di passare i test di Medicina senza studiare. Alla faccia della meritocrazia.

Come funziona l’auricolare spia

Basta indossare questo piccolo auricolare che, collegato a un microfono e grazie a una sim, funge proprio da telefono. In questo modo, durante i test di ammissione all’università, sarà possibile comunicare con un amico o con un parente che potrà rispondere a tutti i vostri dubbi. Un aiuto da casa che, nonostante il costo di circa 240 euro, va a ruba.

«Ne vendiamo parecchio, circa un migliaio» ha svelato un negoziante ai cronisti di Repubblica che hanno captato e pubblicato l’audio della conversazione.

Prima era necessario mettere il telefono in tasca, collegando l’auricolare spia via bluetooth al proprio smartphone. Adesso non serve più nemmeno questo.

Vigilanza potenziata ed esposto alla Polizia

L’Università di Palermo, appresa la notizia, è subito corsa ai ripari: «In seguito a segnalazioni ricevute e alla diffusione mediatica della notizia sull’esistenza e il commercio di dispositivi elettronici wireless che consentirebbero di comunicare fraudolentemente all’esterno in occasione delle prove di selezione per i test di accesso ai corsi di studio della scuola di Medicina e Chirurgia, che si terranno martedì 3 settembre al Campus Universitario di Viale delle Scienze, l’Università degli Studi di Palermo rende noto di avere presentato un esposto alla Polizia di Stato – Squadra Mobile di Palermo ai fini dell’accertamento e della prevenzione delle eventuali ipotesi di reato.

È stata inoltre potenziata la vigilanza interna affinché i test si svolgano nella più completa sicurezza e nel pieno rispetto del merito e dell’impegno che centinaia di ragazze e ragazzi mettono nello studio e nella preparazione delle prove».

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