Il fascino della divisa: un giovane su tre sogna di entrare nelle forze armate – Il dossier

22mila studenti hanno preso parte a un’indagine su un eventuale futuro nelle forze armate. Esercito e Guardia di Finanza i corpi più ambiti

Cresce la voglia di arruolarsi tra i giovani italiani. Una certa sicurezza economica e stabilità della professione, insieme allo spirito di servizio nei confronti del proprio Paese, spingono sempre più ragazzi a valutare positivamente la carriera nelle forze armate. Uno su tre, si legge nell’ultimo report sul tema. E l’ascendenza della divisa è in aumento anche fra le donne.

L’indagine

Su un campione di ben 22mila studenti di scuole medie, superiori e università, il 34% degli intervistati «sta prendendo seriamente in considerazione un possibile arruolamento nelle forze armate, prediligendo soprattutto la carriera all’interno dell’Esercito o della Guardia di Finanza». I dati sono stati raccolti dall’Osservatorio sulle professioni in divisa di Skuola.net in collaborazione con l’Associazione orientatori italiani e la Scuola di preparazione Nissolino Corsi.

Donne e liceali

Il trend è in ascesa soprattutto per le ragazze interessate alla vita militare: +59% rispetto all’ultima rilevazione. Anche tra i liceali si è constatata una crescita dell’appeal della divisa: il 45% dei maturandi non scarta l’idea di arruolarsi alla fine delle superiori. Il report completo sarà presentato l’11 settembre all’Università Niccolò Cusano. All’evento parteciperanno la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e il generale dell’Arma dei carabinieri Raffaele Modica.

Non solo militari: le forze armate cercano medici e ingegneri

Open ha intervistato Daniele Grassucci, Ceo di Skuola.net, che ci tiene subito a precisare: «C’è molta ignoranza sul funzionamento e sulle possibilità che il mondo della divisa offre. Innanzitutto, per chiarezza, l’indagine riguarda tanto i corpi armati quanto i corpi di polizia. Uno spettro estremamente ampio ed estremamente poco conosciuto».

Un altro punto fermo sul quale Grassucci e la testata nata per fornire un servizio agli studenti insiste è che «ci sono vari percorsi all’interno delle forze armate. Le carriere di ufficiali e sottoufficiali permettono agli studenti di fare, simultaneamente, un percorso universitario. C’è sempre più bisogno di specialisti in ingegneria, medicina, professionalità di carattere civile che coesistono nei corpi armati e di polizia».

«Ma occorre far presto»

Carriere civili con un’inclinazione militare. Per le quali, però, bisogna decidere di concorrere subito: «Molti di questi percorsi sono accessibili fino ai 26 anni, in alcuni casi 28 – spiega Grassucci -. Ci sono molti studenti che ritengono di cimentarsi in queste carriere troppo tardi e perdono l’opportunità di entrare nelle accademie».

«L’interesse verso la carriera militare è crescente. Una volta serviva come ammortizzatore sociale per ovviare alla mancanza di lavoro soprattuto al Sud», aggiunge Grassucci. Un tempo si chiamava naja «ed era vista in modo assolutamente negativo. Perché la leva era obbligatoria. La visione è cambiata nel momento in cui la carriera militare è diventata libera e le forze armate sono andate verso un processo interno di professionalizzazione».

La similitudine con Medicina

«Vedo molte affinità con il corso di laurea in Medicina. I numeri di candidati, da quando è stato introdotto il numero chiuso, sono aumentati rispetto a quando non c’era. Ci sono due fattori da considerare – dice Grassucci -. Senza dubbio l’attrazione per la professione particolare, socialmente utile. E poi l’elemento stipendiale: tanto la carriera militare quanto quella medica sono sicuramene professioni remunerative. Ma è comunque un fatto che c’è stato un ribaltamento di prospettive rispetto a qualche decennio fa».

Ma Grassucci, attraverso i continui sondaggi lanciati su Skuola.net, ha le evidenze per dire che «il motivo principale per la scelta, tanto di medicina quanto di carriere nelle forze armate, è il prestigio che deriva dall’appartenere alla categoria». Racconta che i ragazzi sentono questi lavori come una missione: «Secondo le nostre analisi, il 75% dei ragazzi che provano il test di medicina lo fa per vocazione, non per soldi – dice, ma aggiunge -. I nostri rilevamenti si basano sulle risposte consce. Se poi andiamo a valutare con degli psicologi le motivazioni dei ragazzi, emerge che la stabilità che comportano queste carriere influenza la scelta».

E le famiglie?

Dalle rilevazioni di Skuola.net, «i genitori si spaccano a metà: il 50% è a favore del percorso militare. Le famiglie tendono a sostenere la scelta per una questione economica, ma spingono affinché i figli frequentino corpi, nell’immaginario comune, meno rischiosi. Tipo la guardia di finanza». In generale, però, Grassucci nota «grande attenzione rispetto solo a qualche anno fa».

«Ormai è diffuso il fatto che le opportunità di carriera sono ottime nei corpi militari e di polizia. Ribadisco, deve ancora conoscersi bene che esiste la possibilità di diventare medici, ingegneri, analisti di big data indossando la divisa». Secondo Grassucci lo scoglio più grande, ad oggi, è la selezione: «L’ammissione è complessa. Non frequentare corsi di preparazione riduce le probabilità di passare. Le modalità di selezione sono note e ciò premia i più preparati e non i migliori».

Un consiglio per superare l’ammissione

Come mai? «È un discorso lungo, ma faccio un esempio: un parte tipica del concorso è il panic test. Consiste nel seguire con la penna un tracciato, al quale però non si ha accesso visivo diretto, ma attraverso uno specchio. Ciò aumenta la difficoltà di coordinazione. In più gli esaminatori disturbano mentre cerchi di disegnare il percorso. È chiaro che se ti trovi in una situazione del genere la prima volta, ti agiti. Se hai qualcuno che ti allena a svolgere il compito alla perferzione, passi il test psico-attitudinale».

Grassucci conclude sostenendo che corpi armati e di polizia «non ammetteranno mai che allenarsi al test è fondamentale e confonde un po’ l’attitudine, le qualità, con la preparazione. Abbiamo fatto un’indagine su 1.000 concorsisti: l’allenamento pregresso aumenta le possibilità di riuscita. Il nostro riscontro è che i ragazzi del Nord Italia, opportunamente preparati, hanno il 90% delle probabilità in più di entrare. Al Sud la percentuale cala un po’».

Leggi anche: