Salvini agli eletti della Lega: «Fermare il “furto della democrazia”: ora referendum su legge elettorale»

«Riaprono i porti, vediamo di mandarli a casa il prima possibile», ha detto

All’assemblea degli amministratori della Lega a Milano, oggi 14 settembre, è intervenuto anche il suo leader ed ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini che tra i suoi interventi pare non aver risparmiato niente e nessuno.

La prima stoccata è nei confronti del matrimonio politico tra Pd e Cinque Stelle e, quindi, del nuovo Governo che Salvini definisce «con meno consensi e meno amato da storia Repubblica: si lamentano tutti».

Non contento, affonda di nuovo: «Maria Elena Boschi si lamenta perché fra i sottosegretari non ci sono toscani, i 5 stelle si lamentano dei ministri trombati: non hanno ancora cominciato e si lamentano tutti».

Non manca il capitolo rivolto al tema migratorio, che l’ex ministro liquida così: «Riaprono i porti, vediamo di mandarli a casa il prima possibile».

La palla rimbalza di nuovo sul tema “nuovo governo”. Il segretario della Lega rincara la dose di polemica: «In questo governo prevale l’incompetenza. È un governo assistenzialista, centralista e statalista, stanno già dichiarando guerra al privato, ma non andranno lontano».

E a chi gli chiede se Luigi Di Maio sia ora il suo avversario politico, risponde: «Non fatemi commentare, vediamoli alla prova dei fatti». Nessuna parola di apprezzamento nemmeno per Giuseppe Conte, definito la «brutta copia di Mario Monti e che, a detta sua, «non si lamenta perché ha poltrona garantita. Per ora, ma poi è finito».

Le domande infine virano sul bilancio che l’ex ministro fa del suo partito: «La Lega e’ ampiamente il primo partito e che il primo partito italiano sia escluso da tutte le discussioni in Italia e in Europa è indegno».

E sulla manifestazione a Pontida prevista per domani, 15 settembre, aggiunge: «sarà la Pontida più partecipata di sempre. Solo dal Lazio arriveranno duemila persone. Se qualcuno pensava di averci depressi o sfiduciati, sbaglia. Sarà una bella giornata di ricostruzione, di unione. Dalla scelta di unire il Paese non si torna indietro».

Il referendum

La controffensiva leghista passa poi da una nuova campagna referendaria sulla legge elettorale, che Salvini spera parta dai presidenti delle Regioni: «È incredibile questa trasformazione dei 5 Stelle da anti-casta a casta. Una delle prime riunioni che ha fatto la nuova maggioranza è stata sulla legge elettorale e l’hanno fatta nel chiuso delle stanze, su come cambiare la legge elettorale per perpetuare il furto di democrazia e l’inciucio».

«L’arma – ha proposto – può essere il referendum: se lo chiedono 5 regioni, poi la consultazione non viene fatta sulla piattaforma Rousseau. La scelta tra chiarezza e inganno è tra avere un sistema elettorale in Italia completamente maggioritario. Siete in tanti, se vi mettete d’accordo, il quesito è già pronto: facciamo l’esatto contrario di quello che stanno facendo a Roma, chi prende un voto in più governa 5 anni. Se 5 Regioni a maggioranza assoluta lo approvano entro la fine di settembre, si va a referendum in primavera. Se partono queste 5 regioni, io sono convinto poi che nei banchetti, raccogliamo 5 milioni di firme a sostegno di questa proposta di legge di chiarezza».

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