Il monito di Draghi: «La crescita dell’Eurozona rallenta più del previsto, è necessario fare riforme»

I Paesi con grandi settori manifatturieri mostrano indici di rallentamento superiori, a causa delle tensioni geopolitiche

Non se lo aspettava nessuno, nemmeno Mario Draghi, che la crescita dell’Eurozona avrebbe rallentato così tanto. Una decelerazione «superiore a quanto avessimo previsto in precedenza», ha detto il presidente uscente della Bce. E la causa sarebbe la «debolezza del commercio internazionale in un ambiente di persistenti incertezze legate alle politiche protezionistiche e ai fattori geopolitici».

«Male i Paesi manifatturieri»

Nell’ultima audizione dell’italiano alla commissione Affari economici del Parlamento europeo, Draghi ha segnalato la particolare vulnerabilità dei Paesi che hanno sviluppato un settore manifatturiero, orientato al commercio e quindi più esposto alle influenze estere. E ha fatto l’esempio della Germania, che «è oggi uno dei membri dell’area dell’euro più colpiti dal rallentamento. La Germania, ad esempio, rappresenta il 28% del PIL dell’area dell’euro, ma fino al 39% del valore aggiunto manifatturiero dell’area dell’euro».

Nessun segnale di miglioramento

«Si prevede che la crescita del Pil reale sarà dell’1,1% nel 2019, in calo di 0,6 punti percentuali rispetto alle proiezioni di dicembre 2018 e dell’1,2% nel 2020, in calo di 0,5 punti percentuali rispetto alle proiezioni di dicembre», ha detto il presidente della Bce. «In prospettiva, i dati recenti e gli indicatori come i nuovi ordini nel settore manifatturiero – ha fatto notare Draghi – non mostrano segni convincenti di un rimbalzo della crescita nel prossimo futuro e i rischi per le prospettive di crescita rimangono orientate al ribasso».

«Necessarie riforme»

«Più a lungo persiste la debolezza nella produzione – ha proseguito – e maggiori sono i rischi che altri settori dell’economia saranno vengano dal rallentamento». E si è soffermato sulla necessità, in Italia, di avviare una stagione di riforme: «Vale per l’Italia e per gli altri, ogni Paese ha un proprio programma di riforme strutturali che sono molto più ampie della sola attenzione al bilancio: ad esempio una riforma mercato lavoro, ma anche aumentare la concorrenza che forse è anche più importante. Ma poi anche una riforma del settore giudiziario, educativo, la ricerca». Poi ha concluso: «Ogni paese dovrebbe concentrarsi su questi elementi se diamo priorità alla crescita che è la cosa che dovremmo fare».

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