Razzismo, la situazione in Italia sempre più critica. Il report: in tre anni raddoppiati i crimini a sfondo razziale

I dati forniti dall’Ocse evidenziano anche che molti immigrati spesso scelgono di non denunciare le violenze

Un nuovo report pubblicato dalla Rete europea contro il razzismo (Enar), che cita dati dell’Ocse, restituisce una fotografia dei crimini a sfondo razzista in Europa. Dal 2014 al 2017 l’Italia è passata da 413 a 823 casi di violenze legate alla nazionalità e al colore della pelle.

Nel documento, che prende in esame 24 Paesi europei, si evidenzia come anche in Italia molti immigrati decidano di non denunciare le violenze subite per paura che questo possa avere delle conseguenze sulla loro fedina penale.

Il report cita poi la Penisola per la buona pratica di aver introdotto nel 2014 un fondo volto a sostenere legalmente le vittime di discriminazione. Un razzismo che colpirebbe individui, ma anche organizzazioni e rappresentanti di comunità religiose e minoranze etniche.

È positivo che anche l’Italia abbia, così come circa la metà degli Stati Ue, delle linee guida per raccogliere dati e indagare sui crimini d’odio a sfondo razzista, ma, sostiene il report, alle forze dell’ordine non sono fornire «risorse sufficienti» (dalla formazione al personale) per gestire questo tipo di reati.

L’Enar denuncia poi «l’esistenza di forme sottili di razzismo all’interno del sistema di giustizia penale europeo». Di conseguenza «un numero significativo di crimini motivati dall’odio finiscono per non essere giudicati come tali».

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