Fine vita, ora però serve davvero una legge

di OPEN

La decisione della giurisprudenza non chiude le porte alle azioni della politica, ma anzi ne sollecita l’intervento

Ci aveva provato, la Consulta, a lasciare alla politica l’appuntamento con la storia. Ma sul fine vita, alla fine, si è espressa la giurisprudenza: la Corte Costituzionale ha ritenuto non sempre punibile chi agevola il suicidio di un paziente con patologie irreversibile.

La soluzione trovata dalla Consulta è però transitoria: come ha ricordato l’ex guardasigilli e presidente emerito della Corte, Giovanni Maria Flick, il compito della Consulta non è quello di sostituirsi al legislatore, ma di chiederne l’intervento.

Così era stato fin dal principio, quando undici mesi fa la Consulta aveva rimandato la sentenza su Marco Cappato, imputato per aver aiutato Fabiano Antonini (Dj Fabo), per dare tempo al Parlamento di legiferare su un tema così delicato. Ma alla vigilia dell’apertura dell’udienza, avvenuta il 24 settembre, in aula non c’era nemmeno un testo condiviso su cui poter discutere.

Nonostante l’intervento resosi necessario della Corte, le cose ora non cambiano. «Non spetta alla Consulta decidere su questi temi, ma al legislatore», ha ribadito Flick. «È il Paese, tramite il Parlamento, che deve decidere. E sottolineiamo che non è un problema di libertà, ma di trovare un modo per superare ed eliminare la sofferenza».

La legge serve

Il 25 settembre, quando la Corte ancora non si era espressa, sono arrivati in fretta 7 senatori a portare un disegno di legge in tema fine vita. Monica Cirinnà, Tommaso Cerno e Roberto Rampi del Partito Democratico, Loredana De Petris di Leu, Matteo Mantero del Movimento 5 Stelle, Riccardo Nencini di Psi-Italia viva e Paola Nugnes del Gruppo Misto hanno «presentato un testo che può essere d’aiuto per fare unità dopo la pronuncia della Corte Costituzionale».

Le senatrici Loredana De Petris (Leu) e Monica Cirinnà (Pd) – foto Ansa

Che il Parlamento accolga o meno le linee guida proposte dai 7 senatori (inserisce, tra le altre cose, «la possibilità del farmaco letale»), il compito di legiferare sull’eutanasia e sul suicidio assistito nei pazienti con patologie intollerabili e irreversibile rimane intatto. E anche se la Consulta ha bloccato l’articolo 580 del codice penale “assolvendo” l’atto di disobbedienza civile di Cappato, il suo intervento è servito non a chiudere, ma ad aprire la strada a una mossa legislativa.

L’urgenza è assoluta: in Italia, secondo i numeri forniti dall’Associazione Luca Coscioni, sono 761 le persone che, dal 2015, si sono rivolte all’Associazione per chiedere informazioni su come ottenere il suicidio assistito all’estero. Almeno 115 si sono poi effettivamente rivolte a cliniche in Svizzera.

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Foto copertina: Ansa | Dj Fabo, Eluana Englaro, Luca Coscioni, Piergiorgio Welby