Mantova: tensioni tra Comune e rabbini per i lavori al cimitero ebraico

Un rabbino israeliano ha inviato una lettera a Conte mentre pare che un membro dell’amministrazione Trump abbia contattato il sindaco lombardo

«Secondo la nostra legge, un cimitero non può essere disperso. È un sacrilegio». Il rabbino degli aschenaziti Dovid Lau ha inviato una lettera da Israele al premier Giuseppe Conte reclamando un suo intervento che impedisca «la distruzione» del cimitero ebraico di Mantova. Al centro della polemica tra comune e comunità ebraica è Mantova Hub, progetto di rigenerazione urbana che prevede interventi urbanistici e architettonici anche sull’area dell’antico camposanto.


«All’interno delle zolle del cimitero di Mantova si trovano i più grandi luminari della nazione ebraica», si legge nella lettera, che Lau ha inviato anche al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni e al presidente della Conferenza dei rabbini italiani, Alfonso Pedatzur Arbib. Sul suolo mantovano riposano infatti il cabbalista Moshe Zacuto, ma anche Menahem Azariah. Questi sono, come tutti i defunti secondo la tradizione ebraica, proprietari della terra sotto la quale riposano.

«Mi rivolgo a lei presidente Conte, dal profondo del mio cuore affinché si adoperi per impedire tutto questo, per bloccare subito la demolizione, perché questo problema è profondamente radicato nelle nostre anime», continua. La replica del sindaco Mattia Palazzi alla lettera di Lau non si è fatta attendere: «Stiamo facendo di tutto per valorizzare l’ex cimitero e invito Lau a venire a verificarlo di persona».

Il cimitero ebraico di Mantova era stato dismesso prima di essere ceduto agli austriaci, poi al Regno d’Italia, poi all’esercito e al demanio, per poi essere riscoperto nel 2010, dopo 50 anni di degrado. Così il Comune di Mantova, il Politecnico di Milano e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane hanno concordato la realizzazione di un’opera di rigenerazione per l’area, che è al momento semi-abbandonata.

Successivamente sono emerse le perplessità e reticenze di alcune autorità della comunità ebraica. Palazzi ha dunque proposto che venga costruito un ponte al disopra del vero e proprio cimitero per evitare che questo venga calpestato. Nell’area circostante invece il comune conta anche di costruire una Casa della Memoria, e per questo bisognerà inevitabilmente scavare, spiega Palazzi, che esclude di fare marcia indietro. Nemmeno dopo che ieri, il primo cittadino del comune lombardo ha ricevuto una telefonata sul tema di una persona vicina al Presidente americano Donald Trump.

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