Renzi accusato di aver tramato contro Donald Trump. Arriva la querela per l’ex collaboratore del presidente Usa

George Papadopoulos ha accusato l’ex premier italiano di aver agito su ordini di Barack Obama per screditare l’attuale inquilino della Casa Bianca

Anche Matteo Renzi è finito nel ciclone del Russiagate. A portarcelo è stato George Papadopoulos, condannato per aver mentito agli inquirenti suoi suoi contatti avuti con uomini vicino al Cremlino quando lavorava come consulente per la campagna elettorale di Donald Trump, il quale ha accusato Matteo Renzi di aver agito per sabotare il presidente americano su indicazioni del suo predecessore Barack Obama. Accuse a cui Renzi – o il «fallito premier socialista», come lo ha apostrofato su Twitter Papadopoulos, ha risposto quelerandolo.

«[…] Vengo accusato di aver partecipato a un complotto internazionale ordito da Obama contro Trump – ha scritto il leader di Italia Viva su Facebook -. Ho scoperto a mie spese che non si deve mai sottovalutare la portata delle bufale. E avendo diverse testate rilanciato questa fake news ho deciso di procedere per vie legali: il tempo del buonismo è finito. La prima persona contro la quale agisco in giudizio è il signor George Papadopoulos che si definisce “ex collaboratore del presidente Trump».

Da qualche settimana viene rilanciata sui social una nuova FakeNews contro di me. Ma stavolta si varcano i confini…

Posted by Matteo Renzi on Friday, October 4, 2019

Imperterrito, Papadopoulos ha rincarato la dose su Twitter, facendo gli auguri a Renzi e invitandolo a partecipare all’inchiesta «attualmente in corso per il tentativo di interferire nelle elezioni del 2016». Un riferimento alla visita in Italia del procuratore generale americano William Barr il quale, con l’autorizzazione del premier Giuseppe Conte, si è incontrato con i servizi segreti nostrani per valutare il ruolo giocato dall’Italia nelle interferenze russe durante le elezioni americane del 2016.

Interferenze accertate nell’inchiesta Russiagate di Robert Mueller che aveva provato sia l’esistenza di una campagna di disinformazione mediatica di matrice russa nelle elezioni, sia l’hackeraggio riuscito degli account email del Partito democratico e dell’organizzazione che gestiva la campagna elettorale di Hillary Clinton, sempre dalla parte dei russi, con l’intenzione di avvantaggiare Trump.

Eppure, come testimonia la tesi di Papadopoulos – il quale sostiene che non ci furono interferenze da parte dei russi per avvantaggiare Trump, semmai da parte dei suoi oppositori per avvantaggiare Hillary Clinton – è in atto una controffensiva per screditare Mueller e le conclusioni della sua inchiesta.

Chi è George Papadopoulos

Ex collaboratore di Donald Trump, George Papadopoulos è stato tra i primi a essere condannati nell’inchiesta Russiagate. L’accusa nei suoi confronti era che avesse mentito agli investigatori riguardo ai suoi legami con la Russia. Papadopoulos è stato scarcerato nel dicembre del 2018, dopo aver passato 12 giorni in prigione e attualmente è in regime di libertà vigilata.

Come ha spiegato in un’intervista al quotidiano La Verità, prima di diventare un collaboratore di Donald Trump, Papadopoulos lavorava presso il London centre of international law practice, «un’organizzazione alquanto sospetta nella quale non ho mai ben capito quale fosse esattamente il mio ruolo», per citare lo stesso Papadopoulos.

Prima di raggiungere Trump negli Stati Uniti, Papadopoulos passò un’estate alla Link Campus University perché, come spiega nell’intervista «lì sarei entrato in contatto con alcune persone in grado di aiutarmi con Trump e la Russia».

Proprio a Roma Papadopoulos avrebbe incontrato Joseph Mifsud, un professore maltese di cui si sono perse le tracce dall’ottobre del 2017. Sarebbe stato proprio Mifsud a dire a Papadopoulos che il Cremlino era in possesso di migliaia di email che mettevano in cattiva luce la sfidante di Trump, Hillary Clinton.

Leggi anche: