Matteo Renzi: «Bandiera rossa non sarà mai il mio canto, ora voglio un confronto con Salvini»

E sui nuovi alleati di governo: «Il mio rapporto con i 5 Stelle non è il migliore del mondo, se ci facciamo il governo è per il bene dell’Italia»

Matteo Renzi ha spiegato, punto per punto a “Porta a porta”, che cosa lo ha spinto a lasciare il Pd e a fondare un nuovo partito che sosterrà il governo giallorosso. «Il tema è parlare, non fare una cosa in politichese, antipatica e noiosa. Bisogna parlare a quella gente che ha voglia di tornare a credere nella politica» ha detto. Uno strappo doloroso, quello col Pd, dove nell’ultimo periodo «polemiche, litigi e divisioni erano diventati la quotidianità».


Nessuna polemica con Zingaretti e Marcucci

Intervistato da Bruno Vespa – la trasmissione andrà in onda stasera su Rai 1 – ha spiegato di non avere alcun rancore nei confronti del segretario dem Nicola Zingaretti né di Andrea Marcucci (che resta nel Pd). «Zingaretti rimane un mio amico, gli auguro ogni bene, gli mando un abbraccio». E su Marcucci: «Rispetto la sua scelta e quella di chiunque non la pensa come me. Un abbraccio a tutti, senza polemica».

Anche Anna Ascani, sottosegretario all’Istruzione, non abbandona i dem. E su Facebook scrive: «Ho pensato e pianto. Oggi non me la sento di lasciare la mia storia alle spalle. Non me la sento di lasciare questo partito che mi ha dato moltissimo in tanti anni».

Confronto tv con Salvini

Dura la critica all’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini: «Salvini ha scelto deliberatamente, alla fine della sessione estiva del Parlamento, di aprire una crisi non per una infrastruttura bloccata dal no dei 5 Stelle. Noi abbiamo alzato le terga e lo abbiamo messo sotto, perché Salvini chiedeva i pieni poteri».

«Io, invece, ho fatto un’operazione di Palazzo, machiavellica – ha ammesso – E per me Machiavelli è un grande. Però non mi basta, non credo che la politica sia questo. Ok, si è avvicinato Salvini pensando che il leone fosse morto e si è preso una zampata».

Renzi, poi, si è detto disponibile a un confronto tv con il leader della Lega: «Mi faccia fare un confronto con lui, che ha tempo libero ora. Ultimamente è un po’ scappato. Se avessi continuato a dire no a qualsiasi rapporto con i 5 stelle – prosegue – avrei consegnato l’Italia alla politica del Papeete. E penso che sarebbe stato un errore». Matteo Salvini ha subito accolto l’invito: adesso «scegliamo la data» ha replicato Renzi.

No Quota 100 e Rdc

Renzi, però, boccia Quota 100 e reddito di cittadinanza: «Quota 100 è una follia, è un’assurdità e un sistema che ci costerà decine di miliardi […] Sul reddito di cittadinanza sono contrario ma l’unica speranza è che funzioni. È un messaggio che personalmente aborro, è stato inserito nel programma, speriamo che chi lo prenda vada poi a lavorare».

I rapporti con i 5 Stelle

Si sono ammorbiditi, invece, i toni con i 5 stelle: «Sono cambiati su alcune questioni, ad esempio sulla Tav. E ora di no vax non parla più nessuno, manco la Taverna. Facendo un gioco di parole, noi abbiamo fatto un accordo sul no tax, perché per colpa di Salvini l’Iva sarebbe aumentata». Poi, rivelando di aver chiamato Di Maio, ha ammesso: «Il mio rapporto con i 5 Stelle non è il migliore del mondo, se ci facciamo il governo è per il bene dell’Italia».

Adesso l’ex premier – che potrà contare su «più di 40 parlamentari, 25 deputati, 15 senatori e un sottosegretario – spera che la legislatura possa «arrivare al 2023 ed eleggere il nuovo presidente della Repubblica». Non correrà alle Regionali e non vuole andare subito al voto.

Il ruolo di Teresa Bellanova

«La nostra capo delegazione sarà Teresa Bellanova – ha detto – è il mio riferimento al governo, sono orgoglioso di questo». Si tratta di una «donna straordinaria che ha combattuto contro il caporalato ed è diventata sindacalista»: «A chi la insulta per il vestito al Quirinale, dico che sono orgoglioso di lei» ha aggiunto, parlando della ministra all’Agricoltura.

Bandiera rossa

E infine: «Bandiera rossa non sarà mai il mio canto. Io avevo già deciso di andare via, e se dicessi che lo faccio perché c’è chi canta Bandiera rossa direi una bugia – ha detto a “Porta a Porta” – Con tutto il rispetto per una storia, io non credo che il Pd sia il partito dove si canta Bandiera rossa, non è per me il canto con cui si accoglie il segretario nazionale che chiude la festa dell’Unità». Per Bandiera Rossa «è meglio che tornino D’Alema e Speranza, che magari sono più intonati» ha concluso Renzi.

Foto in copertina: Ansa

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