«Fondo un partito per battere Salvini. Il Pd è un insieme di correnti. Io esco e tornano D’Alema e Bersani». Renzi spiega la scissione

Le due interviste con cui l’ex segretario Dem ha annunciato la scissione dal Pd

I gruppi autonomi degli scissionisti Pd alla Camera e al Senato nasceranno questa settimana: lo ha spiegato Matteo Renzi, come anticipato da Open, in due lunghe interviste in edicola oggi al quotidiano la Repubblica e Il Giornale. Gli scissionisti saranno una trentina, e la lista non è ancora chiusa.

Il giorno scelto per uscire dal partito è stato quello del giuramento dei vice-ministri e dei sottosegretari. Un’azione che secondo Renzi non sarà una minaccia al governo Conte 2: «Sarebbe stato un agguato se lo avessi fatto tra sei mesi. Farlo il giorno del giuramento significa partire con chiarezza, stabilizzarlo. Non chiedo nulla. A Zingaretti lasciamo la maggioranza dei parlamentari».

Come prova della stabilità del nuovo esecutivo, l’ex sindaco di Firenze cita il nome della ministra Teresa Bellanova: «Sarà capo delegazione nel governo». L’ex segretario Dem descrive poi il Pd come un insieme di correnti e prevede il rientro di D’Alema, Bersani e Speranza tra i Dem grazie proprio alla sua uscita. La rottura dai Dem è nelle sue intenzioni ‘morbida’ e sarà spiegata con una lettera agli elettori Pd.

Un passaggio delle interviste è dedicato anche a Dario Franceschini, che ha condannato duramente il suo gesto evocando addirittura la scissione di Livorno e il periodo fascista. «Il mio amico Franceschini me lo ha scritto ieri sera via sms. Uscirai dal Pd e non ti considererà più nessuno. Può darsi. Mi piace da impazzire quando mi dicono che sono morto», spiega a la Repubblica.

Uno dei prossimi temi di cui si dovrà occupare il governo M5s-Pd-LeU sarà la legge elettorale: Renzi ribadisce il suo no al sistema proporzionale. E guardando alle ultime settimane, rivendica con orgoglio di avere contribuito a «mettere in minoranza Salvini con gli strumenti della democrazia parlamentare».

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