Ursula von der Leyen dormirà sul posto di lavoro: una stanza da 25 metri quadri

Anziché trovare una casa a Bruxelles, la presidente della Commissione europea vivrà a Palazzo Berlaymont, a fianco del suo ufficio

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha trovato casa a Bruxelles. O meglio: ha deciso che durante il suo periodo di presidenza pernotterà in una stanza di 25 metri quadri a fianco del proprio ufficio al 13° piano di Palazzo Berlaymont, sede della Commissione Ue a Bruxelles.

La decisione di von der Leyen si tradurrebbe in un risparmio di denaro per le casse europee, dovuto all’assenza di spese per le guardie del corpo personali, dato che l’edificio è sorvegliato giorno e notte, 24 ore su 24. Non è tuttavia ancora chiaro – anche se probabile – se von der Leyen intenda rinunciare o rimborsare una parte del proprio stipendio come forma di indennizzo per i suoi pernottamenti nel palazzo di Bruxelles

Von der Leyen non è però nuova a queste abitudini. Quando ricopriva la carica di ministra della Difesa in Germania, infatti, era solita alloggiare all’interno degli uffici ministeriali a Berlino, in modo da poter essere sempre disponibile in caso di emergenza.

Malumori a Bruxelles per “l’isolamento” di von der Leyen

Tale decisione ha generato alcuni malumori in sede europea perché se da un lato la scelta di von der Leyen farebbe risparmiare sulla scorta personale, dall’altro lato rischia di “ghettizzare” la presidente.

A ciò si aggiunge anche l’accusa di “isolamento” contro von der Leyen e alcuni dei suoi più stretti collaboratori da parte di alcuni funzionari dell’Unione Europea, che hanno contestato alla presidente di aver creato un’atmosfera poco incline allo scambio di vedute durante le selezioni dei collaboratori e dei Commissari.

La scelta di Ursula è ecosostenibile?

Inoltre, per chi mantiene un occhio riguardo verso i temi ambientali, la scelta di Ursula von der Leyen sembrerebbe non andare di pari passo con le politiche promosse dal Green New Deal europeo, poiché non risulta ancora esser chiaro come farà la presidente a spostarsi settimanalmente da Bruxelles a Hannover, nella Bassa Sassonia, dove risiede il marito e alcuni dei suoi figli.

Non è chiaro infatti se la presidente si sposterà in aereo, in treno o ancora con un jet privato. Una domanda più che lecita, soprattutto alla luce della pubblicazione del documento d’appalto per la «Fornitura di servizi di trasporto aereo-taxi (velivoli charter) a uso del Presidente o di altri membri della Commissione europea, per la Presidenza del Parlamento europeo, per il Presidente del Consiglio europeo, per l’Alto rappresentante dell’Unione agli Affari esteri e di Politica di sicurezza ed eventuali accompagnatori, principalmente all’interno del territorio dell’Unione europea».

Per questa tipologia di spese di viaggio, infatti, l’Ue ha stanziato complessivamente 10,71 milioni di euro dal 2016 al 2021, aumentando però di 3,5 milioni il costo massimo per i costi per il trasporto privato per le più alte cariche dell’Eurogruppo. 

Una scelta di certo che al momento si configura come poco green, e men che meno in linea con l’Onu sull’obiettivo di emissioni zero entro il 2050, e altresì lontana dal dimezzamento (rispetto ai valori registrati negli anni Novanta) di diffusione di agenti chimici inquinanti in Europa da portare a termine entro il 2030.

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