Come funziona il Green New Deal di cui parla il ministro Gualtieri (e quanti Paesi Ue ci stanno già pensando)

L’idea di un piano di sviluppo per una transizione verde esiste da diversi anni, ma sono stati i democratici americani a formalizzarlo

Da Helsinki, dove Roberto Gualtieri stava partecipando al summit Ecofin, il neo ministro dell’Economia ha dato prova del fatto che il suo mandato avrà come scopo anche quello di collaborare con l’Unione europea, a partire da uno dei temi chiave di questa stagione politica, l’ambiente.

Parlando del calcolo del deficit italiano, Gualtieri ha annunciato che l’Italia chiederà all’Ue di escludere gli investimenti “verdi” dal calcolo. Dopo la promessa di Gualtieri è arrivata anche quella di Giuseppe Conte che, dalla Fiera del Levante di Bari, ha confermato l’intenzione del governo di «lavorare affinché gli investimenti verdi da parte degli Stati membri siano quanto più possibile incentivati».

L’emergenza climatica in Italia

E se la tutela dell’ambiente è uno dei temi che da sempre animano il Movimento 5 Stelle – anche se non ha sempre trovato conferma nell’ultimo Governo, dalla sconfitta sulla Tav ai permessi per nuove trivellazioni marine concesse durante il ministero di Sergio Costa – anche il Pd, ispirato dal movimento studentesco Fridays For Future, ha prestato sempre più attenzione al tema.

Ricordiamo per esempio la dedica di Nicola Zingaretti a Greta Thunberg, – l’attivista svedese diventata ormai simbolo mondiale dell’attivismo ambientale, soprattutto fra i più giovani – in occasione della sua nomina a segretario del partito. Sono stati infatti i senatori del Partito democratico a presentare la mozione per la dichiarazione dell’emergenza climatico-ambientale in Italia, respinta a inizio giugno.

«Ancora una volta il M5S, a salvaguardia delle poltrone parlamentari, si è inginocchiato di fronte ai voleri della Lega», aveva commentato all’epoca il capogruppo Pd in Commissione Ambiente e Territorio e primo firmatario della mozione Andrea Ferrazzi che ora si troverà a lavorare proprio coi grillini.

Oggi, continua la raccolta firme in Italia – la quota 50 mila è stata superata recentemente – per indurre il parlamento a tornare sui propri passi anche se il nuovo Governo – che ha lo stesso ministro dell’ambiente Sergio Costa – non ha formalmente espresso il proprio parere in merito (fonti del ministero dicono che il ministro voglia presentare un decreto legge sull’emergenza climatica al Consiglio dei ministri del 19 settembre).

Niente emergenza per il momento dunque, ma un nuovo programma di decarbonificazione dell’economia e di investimenti verdi da portare avanti, d’accordo con l’Europa. Cosa comporta esattamente?

Cos’è il Green New Deal?

ANSA/ La polizia americana arresta i sostenitori del Green New Deal di Ocasio-Cortez il 10 dicembre 2018

La terminologia è quella del programma d’investimenti pubblici pensata dall’amministrazione democratica di Franklin D. Roosevelt per risollevare gli Stati Uniti dopo la grande depressione iniziata nel 1929.

Lo scopo è duplice: agire con rapidità e determinazione per ridurre le emissioni di gas serra, velocizzando la transizione a un’economia più sostenibile sotto il profilo ambientale e – contemporaneamente – ridurre la forbice tra ricchi e poveri che è andata aumentando dall’ultima, più recente crisi economica, iniziata sempre negli Stati Uniti nel 2008.

I primi politici ad alzare la bandiera del “Green New Deal” e a trasformare, quello che era qualcosa a metà tra uno slogan e una provocazione, in un programma sono stati i democratici americani.

La paternità del termine è contestata: c’è chi l’attribuisce all’opinionista americano Thomas Friedman (omonimo dell’economista mercatista americano, di cui condivide la fede economica) ma esiste anche un rapporto delle Nazioni Unite che chiedeva un “Global Green New Deal” già nel 2009.

Sono stati, però, i democratici, con capofila la giovane parlamentare Alexandria Ocasio-Cortez, a presentare, nel febbraio del 2019, il piano al Congresso americano (qui il testo).

La premessa del Green New Deal americano è che lo stato Federale debba ascoltare gli scienziati, in particolare – così si legge nel preambolo – gli autori del rapporto speciale sul cambiamento climatico dell’Intergovernmental panel on climate change, ente consultivo delle Nazioni unite, in cui vengono analizzate le possibili conseguenze di un aumento delle temperature globali di 1,5 gradi centigradi (rispetto ai livelli pre industriali), da scongiurare a tutti i costi.

Secondo gli autori, ci rimangono circa 12 anni per agire. L’obiettivo del Green New Deal è quello di rendere gli Stati Uniticarbon neutral” entro 10 anni, riducendo le emissioni di CO2, tassando l’utilizzo di carbone fossile e introducendo nuovi incentivi per fonti di energia rinnovabile.

Non si tratta di eliminare del tutto le emissioni presenti nell’atmosfera ma di “neutralizzarle”, piantando alberi, per esempio. I metodi e i punti programmatici sono diversi – puntare sul trasporto elettrico, finanziare progetti locali di messa in sicurezza del territorio per far fronte all’estremizzazione del clima ecc. ecc. – anche se rimangono ancora piuttosto vaghi.

Fondamentale però è la promessa di creare milioni di posti di lavoro nell’economia verde e di far sì che non siano i più deboli – tra cui spiccano, per condizione socio-economica, le minoranze etniche – a pagare il costo del cambiamento climatico e di un’eventuale transizione industriale.

Cosa fa l’Unione europea?

ANSA / Frans Timmermans, nominato vice presidente per un Green New Deal nella Commissione von der Leyen, 11 settembre 2019

Una volta presentato negli Stati Uniti, il Green New Deal ha fatto il giro del mondo. Sono stati sopratutto i partiti di sinistra a prendere spunto dai democratici americani, gettando le basi per un nuovo asse ambientalista. A marzo nel Regno Unito il partito dei verdi presentò, insieme ai laburisti, una bozza di legge per un proprio Green New Deal.

Da tempo i verdi europei hanno un proprio manifesto per un piano simile. In vista delle elezioni europee di maggio 2019, una rete di attivisti chiamata European Spring, spalleggiata dal movimento DiEM25 dell’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, ha ideato una propria versione.

Mentre negli Stati Uniti il Green New Deal si è arenato al Senato, dove è stato bloccato dai Repubblicani, nelle istituzioni europee qualcosa si muove. La nuova presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha voluto mettere la tutela dell’ambiente e la transizione a un’economia verde al centro del suo programma – almeno a parole – ma anche del suo gabinetto, nominando il socialista olandese Frans Timmermans vicepresidente con delega per una nuova Green New Deal europea.

Commissione UE / La lettera di von der Leyen a Timmermans

L’obiettivo, così come si legge nella lettera di presentazione inviata da von der Leyen a Timmermans, sarebbe quello di rendere il continente europeo “climate neutral“, tagliando le emissioni di gas serra del 50% entro il 2030, dieci punti percentuali in più rispetto a quanto concordato dalla Commissione Juncker.

Anche in questo caso i dettagli sono piuttosto vaghi: tassare l’utilizzo di carbone fossile, aumentare la circolarità nell’industria agro-alimentare, ridurre l’inquinamento causato dal settore dei trasporti. Il tutto grazie anche a un nuovo fondo per la transizione. Timmermans avrà 100 giorni a partire dall’insediamento della nuova Commissione, il 1 novembre, per sviluppare il suo programma da cui dipenderanno, in parte, anche le sorti degli investimenti verdi in Italia.

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