Gabrielli: «La polizia non è né di Salvini né di Lamorgese, è un’istituzione del Paese»

Il commento riguardava la vicenda che nei giorni scorsi ha visto la morte di due agenti nella sparatoria in questura a Trieste

«Ho passato 15 mesi a spiegare che la polizia non è salviniana o della mia cara amica e collega Lamorgese. È un’istituzione del Paese e tanto più la lasciamo al riparo da certe etichettature tanto più facciamo un servizio al Paese». A dirlo è il capo della polizia, Franco Gabrielli, durante un’intervista nel corso del programma L’Aria che tira su La7.

Il capo della polizia, tra le altre cose, si è espresso sulla vicenda della sparatoria avvenuta nella questura di Trieste in cui sono morti due agenti: «Un plauso va alla reattività dei colleghi della questura di Trieste. Abbiamo pagato un prezzo altissimo ma la professionalità dei colleghi ha impedito che la dimensione della tragedia fosse molto più ampia».

Gabrielli evidenzia che se l’assassino, con le due pistole sottratte ai poliziotti, fosse arrivato nella piazza vicino la Questura «avremmo pagato un prezzo ancora più alto», in termini di vite.

Al di là delle facili critiche, il capo della polizia ha voluto infine ricordare che «quanto accaduto appartiene a quell’ambito di imponderabile che c’è anche nel nostro lavoro. A volte ho avvertito quasi una sorta di pietoso giudizio negativo sull’operato di questi ragazzi ma ci si dimentica del contesto, del fatto che non stiamo parlando di una persona che aveva compiuto un reato gravissimo».

E poi ha concluso: «Aveva commesso una rapina che si definisce tale perché aveva usato violenza nei confronti della proprietaria del motorino, una cosa non di poco conto ma che va inquadrata nell’economia complessiva delle cose che siamo chiamati ad affrontare».

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