Allarme Istat: l’evasione resta una piaga. E siamo gli ultimi per le donne a lavoro

Tra i fattori discriminanti per le donne pesa «il ruolo ricoperto in famiglia, in assenza di un adeguato sistema di sostegno»

Le categorie più deboli, quelle più vulnerabili, sono ancora una volta le donne e i giovani. A spiegarlo è Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat, in audizione dinanzi alle commissioni Bilancio di Camera e Senato a proposito della nota di aggiornamento al Def.

Donne, giovani e Mezzogiorno

«Le maggiori vulnerabilità presenti sul mercato del lavoro italiano sembrano riguardare prevalentemente le donne, i giovani e il Mezzogiorno. In dieci anni la quota di donne tra gli occupati è passata dal 40,1% al 42,1%. Le donne occupate sono aumentate di circa mezzo milione (+5,4%), valore che sintetizza una dinamica stagnante negli anni della crisi (6mila, +0,1% tra il 2008 e il 2013), e un deciso aumento tra il 2013 e il 2018 (492 mila; +5,3%). Ciononostante, nel nostro Paese ancora solo il 56,2% delle donne partecipa al mercato del lavoro e il tasso di occupazione non supera il 50%». Tra i fattori discriminanti spicca «il ruolo ricoperto in famiglia, in assenza di un adeguato sistema di sostegno».

Il tasso di occupazione delle donne nel nostro Paese è, dunque, uno dei «più bassi, insieme a quello della Grecia, tra i paesi dell’Ue dove il tasso di attività è pari al 68,3% e quello di occupazione al 63,4%». Va male anche per i giovani per i quali «prosegue la diminuzione della loro incidenza sul totale degli occupati, riconducibile a diversi fattori, tra i quali il calo della popolazione giovane, l’allungamento dei percorsi di studio, le difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro dei più giovani, il progressivo invecchiamento di parti numerose di popolazione e l’aumento dell’età di pensionamento».

Secondo Blangiardo, la «quota di dipendenti a tempo indeterminato tra i giovani è scesa dal 61,4% del 2008 al 52,7% del 2018, mentre quella degli over 35 è aumentata di 1,1 punti attestandosi al 67,1%. Circa un terzo dei 15-34enni occupati nel 2018 ha un lavoro a tempo determinato».

La piaga dell’evasione

Infine il presidente dell’Istat ha sottolineato come i dati contenuti nella relazione sull’economia non osservata, allegata alla Nota di aggiornamento al Def, «mostrano la persistenza di livelli elevati di evasione fiscale e contributiva, aspetti critici per il rafforzamento della capacità competitiva e di crescita del nostro Paese e per l’efficacia e l’equità delle politiche pubbliche».

Foto in copertina: Pixabay

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