Manovra, il viceministro all’Economia frena sul bonus figli: «Si farà, ma non subito»

E sull’ipotesi di rimodulare l’Iva, Misiani promette che «non ci sarà un aumento del gettito», ma l’intero sistema va rivisto

Mentre il decreto fiscale prende forma, si designano i primi paletti. Una tra le prime misure a finire in stand by potrebbe essere il bonus figli. L’assegno sui figli dovrà infatti aspettare: «Ci sarà, ma non subito», ha detto in un’intervista al Corriere della Sera il viceministro dell’economia Antonio Misiani (Pd). Stando agli ultimi aggiornamenti, si tratterebbe di un bonus per ogni figlio a carico di circa 240 euro che dovrebbe partire dal 2020, e fino al compimento della maggiore età.

Per quanto riguarda invece l’ipotesi di rimodulare l’Iva – primo terreno di scontro all’interno del governo giallorosso su cui di recente è tornato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri – Misiani assicura che «non ci sarà un aumento del gettito Iva», ma «stiamo lavorando a un ridisegno complessivo del sistema che riguarda soprattutto l’Irpef». E sul taglio del cuneo fiscale promette che si farà «a partire dal 2020 e dando priorità agli incapienti», esclusi al momento dal bonus 80 euro di Renzi.

La bozza del dl Fisco è composta da 51 articoli, e il documento verrà portato in Cdm prima di lunedì per il via libera. Tra le misure presenti c’è il rinvio a fine anno della restituzione delle tasse per le zone terremotate, e un maggior tempo a disposizione per chi ha tardato nella rottamazione Ter. Si parla poi di contrasto all’evasione fiscale o contributiva, alle frodi fiscali, di disposizioni in materia di giochi, e altre norme come il rifinanziamento del fondo di garanzia per le piccole-medie imprese.

Per quanto riguarda il bonus figli, l’idea di questa legislatura è di introdurre appunto un assegno unico, unificando le detrazioni e i bonus introdotti dalle legislature precedenti. Durante il governo gialloverde, a sostenere l’incentivo bebè era stata la Lega, che aveva l’obiettivo di alzare l’importo da 80 a 110 euro. Una misura che era arrivata a controbilanciare le revisioni di bonus nido e bonus baby sitter: per quanto riguarda il primo, era salito da 1000 a 1500 euro. Per il secondo, il governo aveva deciso di non prorogare nella legge di bilancio 2018 la possibilità per le donne di convertire il congedo parentale in voucher per l’acquisto di servizi per l’infanzia e per il baby sitting.

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