Processo Ruby bis, niente carcere per Emilio Fede: «Sarebbe un’enorme sofferenza»

Il giornalista soffre di alcune patologie per cui il carcere rappresenterebbe una pena che «andrebbe contro il senso di umanità»

Dopo la condanna in via definitiva a 4 anni e 7 mesi per il caso Ruby bis, Emilio Fede sconterà la pena in detenzione domiciliare. La decisione arriva dal tribunale di Sorveglianza di Milano che ha accolto alcune richieste della difesa del giornalista 88enne. 

Fede, infatti, soffre di alcune patologie per cui il carcere rappresenterebbe una pena che «andrebbe contro il senso di umanità», e verrebbe sottoposto a «una enorme sofferenza, superiore certamente a quella che inevitabilmente consegue a ogni regime detentivo».

Gaetano La Rocca e Maria Paola Caffarena, giudici del tribunale di Sorveglianza, hanno respinto la richiesta della difesa di differimento dell’esecuzione della pena, accogliendo invece l’istanza per i domiciliari.

Il processo Ruby bis

Emilio Fede si è sempre proclamato innocente rispetto al reato di favoreggiamento della prostituzione contestatogli nell’ambito del processo Ruby bis.

Secondo il giudice della Cassazione, il giornalista è stato «il garante delle serate di Arcore e il punto di riferimento per tutto quanto ruotava attorno al format di queste serate», mentre l’ex consigliera lombarda Nicole Minetti rappresentava «l’indispensabile cerniera tra Berlusconi e le ragazze a lui destinate». 

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