La chiamata di Imane Fadil al suo avvocato: «Mi hanno avvelenata». La verità però è nei risultati dell’autopsia – L’audio originale

Per la procura di Milano, la morte sarebbe avvenuta perché il suo midollo non riusciva più a produrre globuli rossi. Ma adesso spunto una telefonata in cui i medici avrebbero detto altro a Fadil

Lo scorso primo marzo è morta Imane Fadil, modella di origine marocchina, testimone nel processo Ruby bis. Ricoverata all’ospedale Humanitas di Milano, si era parlato subito di sostanze radioattive nel sangue. La 34enne aveva parlato di riti satanici svoltisi ad Arcore, nella villa di Silvio Berlusconi: sul leader di Forza Italia, nel 2018, disse: «Questo signore fa parte di una setta che invoca il demonio».

Nonostante l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, in testa al gruppo di esperti di medicina legale che hanno fatto l’autopsia, abbia escluso tracce di avvelenamento, adesso spunta per la prima volta una telefonata di Fadil al suo avvocato in cui dice: «Mi hanno avvelenata». E a confermarglielo, sarebbe stata proprio un medico dell’Humanitas.

La telefonata

«Preparati – esordisce la giovane -. Io lo sapevo già, ma non ho detto niente finché non è venuto il dottore questa mattina a dirmelo. Dai risultati sembra che qualcuno mi abbia avvelenata – dice con la voce rotta dal pianto -. Mi ha detto il medico, “pensiamo ci sia una sorta di complotto nei suoi confronti”».

«Hanno aspettato a dirmelo perché volevano essere certi dei risultati. Io lo sapevo già, perché stavo morendo. Sapevo che qualcuno mi aveva fatto qualcosa, ma non ho voluto dirtelo subito. Ma se la conferma mi arriva da un medico dell’Humanitas». Poi la telefonata si interrompe.

L’autopsia smentisce

La relazione tecnica sulla morte di Fadil è stata effettuata per ricercare quelle sostanze tossiche che possono portare all’aplasia midollare. Gli esperti hanno analizzato campioni di tessuto di fegato e rene per ricostruire se ci fosse stata o meno una contaminazione radioattiva.

«Si può affermare che i dati rilevati sui campioni di Imane Fadil risultano del tutto compatibili con i livelli di radioattività naturale normalmente presenti nel corpo umano – si legge nelle 113 pagine di relazione -. Non sono emersi elementi a sostegno dell’ipotesi di contaminazione interna da materiale radioattivo tale da determinare, nell’arco di alcuni mesi, effetti apprezzabili dal punto di vista dello stato di salute».

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