La denuncia del Guardian: «Google paga i negazionisti del cambiamento climatico»

Comunicare sulla necessità di azioni ambientaliste o sovvenzionare organizzazioni che boicottano politiche sul clima? Entrambe

Mentre si pronunciava sull’impellenza di politiche ambientaliste, Google ha dato «notevoli» contributi ad alcuni dei più noti negazionisti del cambiamento climatico di Washington. Lo svela il Guardian, che con il suo progetto «Polluters» sta indagando insieme a ricercatori e Ong sulle grandi aziende responsabili del cambiamento climatico.

Tra i gruppi che l’azienda ha inserito sul suo sito internet come beneficiari di donazioni ci decine di organizzazioni che hanno intrapreso campagne per boicottare politiche sul clima. Tra queste, alcune hanno messo in discussione la necessità di agire in questa direzione o hanno cercato attivamente di ritirare le leggi a difesa dell’ambiente promulgate da Barack Obama.

Nella lista troviamo il Cei, Competitive Enterprise Institute (Istituto per l’Impresa Competitiva), un gruppo di interesse conservatore che ha giocato un ruolo chiave nel convincere Donald Trump di abbandonare gli accordi di Parigi e ha criticato la Casa Bianca per non aver ritirato altre norme ambientaliste.

Google ha pubblicamente espresso delusione per la decisione americana di abbandonare gli accordi di Parigi, ma ha continuato a finanziare il Cei. La multinazionale appare anche tra gli sponsor di un convegno annuale del Spn, State Policy Nework (Rete di Politiche Statali), un’organizzazione che supporta gruppi conservatori come l’istituto «Heartland», un’associazione anti-scientifica che ha recentemente dichiarato che Greta Thunberg è responsabile dell’«isteria delle fantasie climatiche».

Membri del Spn hanno recentemente creato un sito in cui si afferma erroneamente che «l’ambiente sta migliorando» e che non c’è nessuna crisi climatica. Google ha difeso queste collaborazioni affermando che fornire contributi economici a organizzazioni come la Cei «non significa che supportiamo interamente il loro programma».

La Cei si è opposta all’applicazione di restrizioni e regolamentazioni sul web e ha difeso Google dalle accuse di alcuni Repubblicani di parteggiare per i Democratici. «Non siamo l’unica organizzazione che finanzia gruppi di cui non condivide il messaggio sul cambiamento climatico», ha affermato il portavoce di Google.

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