Consiglio Ue, Bruxelles in impasse sulla Turchia. Perché un embargo non fermerà il ricatto di Erdogan

L’Ue prova a trovare delle decisioni concrete sulla questione dell’intervento turco in Siria, ma il premier italiano chiarisce: «L’embargo non è sufficiente»

I leader europei tornano a riunirsi. Nella due giorni di plenaria del Consiglio Europeo i capi di Stato dei Paesi membri dovranno affrontare annose questioni: una su tutte l’incursione turca nel nord-est della Siria.

«L’Italia da subito orientata verso la moratoria delle armi alla Turchia, ha fermamente voluto che divenisse oggetto del dibattito al consiglio Ue. Il Governo italiano ha subito dato seguito alla sospensione dell’export di armi alla Turchia convinto che si debba agire con la massima determinazione per evitare ulteriori sofferenze al popolo siriano. Questi obiettivi saranno tanto più efficaci se raggiunti attraverso il coordinamento europeo».

Così il presidente Giuseppe Conte ha commentato, alla vigilia dell’inizio del meeting europeo, l’escalation militare in Siria. Il premier italiano ha però ribadito un’evidenza che lascia intravedere ben poco spazio di manovra alle decisioni europee: «La Turchia le armi le ha già».

Già l’incontro del 14 ottobre tra i ministri degli esteri dell’Ue aveva posto le basi per ulteriori passi avanti nelle azioni di Bruxelles per arginare e fermare l’invasione turca in Siria in territorio curdo.

Sul tavolo, tra i punti di accordo tra i rappresentati degli affari esteri dei Paesi Ue era finita la questione dell’export di armi ad Ankara: «L’Italia è capofila di una decisione forte dell’Ue sul tema, ma deve essere unitaria, altrimenti non è efficace. Se siamo capofila di una simile decisione non vuol dire mica che vogliamo vendere armi alla Turchia», aveva detto il capo della Farnesina Luigi di Maio.

Un embargo che non convince

Ma Ankara le armi italiani, ed europee, le possiede da tempo. Ed è certo che Erdoğan e i suoi consiglieri non abbiano dato il via libera a un’invasione prima di avere tutte le risorse necessarie per sostenerla.

Nella sua ultima delibera, il Consiglio condannava «l’azione militare della Turchia che compromette seriamente la stabilità e la sicurezza dell’intera regione, aumentando le sofferenze dei civili, provocando ulteriori sfollamenti e ostacolando fortemente l’accesso all’assistenza umanitaria».

Bruxelles aveva auspicato che le preoccupazioni della Turchia in materia di sicurezza nel nord-est della Siria fossero affrontate con mezzi politici, ma Erdoğan ha chiuso ogni porta a qualsiasi soluzione diplomatica con l’Europa minacciando, al contrario, l’invio di milioni di rifugiati nel Vecchio continente.

«Ue ruolo marginale»: il monito di Mattarella

Dopo che gli Stati Membri «si sono impegnati in ferme posizioni nazionali in merito alla loro politica di esportazione di armi alla Turchia» le cartucce a disposizione di Bruxelles sono poche. Che l’Europa avesse un ruolo marginale nelle questioni internazionali l’aveva ricordato anche il presidente della Repubblica lanciando un monito non indifferente: «L’Ue è marginale e ne paga le conseguenze, Torni soggetto autorevole», aveva dichiarato Mattarella da Atene.

«Quanto alla richiesta di sanzioni nei confronti di Ankara è molto importante il segnale unitario, come Ue, come Consiglio dei ministri degli Affari esteri, sul fatto che condanniamo l’azione, chiediamo di fermare questa azione e allo stesso tempo attiviamo una procedura concreta sulle armi», aveva precisato Di Maio.

Il Consiglio europeo: poche opzioni sulla Siria

Il Consiglio europeo è ora chiamato a pronunciarsi in maniera concreta sulle decisioni da adottare nei confronti di Ankara. Ma il potere di trattazione è poco, così come ricordato dal presidente turco che ha ben ribadito all’Europa che è la Turchia a ospitare quasi 4 milioni di rifugiati siriani a fronte dell’accordo sulla redistribuzione dei migranti firmato proprio in partnership tra Bruxelles e Ankara.

Ankara centrale per la gestione dei migranti

«La Turchia rimane un partner chiave in materia di gestione dei flussi migratori ed entrambe le parti rimangono impegnate a continuare ad applicare appieno l’accordo Unione-Turchia, è un impegno comune congiunto ribadito nella mia visita». Così, con queste parole, il commissario europeo per le migrazioni, Dimitris Avramopoulos, ha avallato ancora una volta la collaborazione tra Ankara e Bruxelles in chiave migratoria, ribadendo il ruolo centrale della Turchia nell’agenda europea.

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