Supermercato Carrefour licenzia 52 lavoratori con un messaggio su WhatsApp. La notte prima era stata tagliata la luce in sede

Il supermercato è stato condannato alla chiusura senza nessuna forma di mediazione. Immediata la reazione di dipendenti e sindacati

[Aggiornamento del 21 ottobre. Nella prima versione di questo articolo avevamo parlato di 62 dipendenti licenziati. Abbiamo corretto l’informazione, trattandosi di 52 lavoratori. Ci scusiamo con tutti i lettori].

Una situazione di tensione che dura da oltre un anno risolta con un messaggino sul telefono. È così che sono stati messi alla porta 52 dipendenti del Carrefour in località Passavecchio, a Crotone. Secondo alcune testimonianze, la notte prima dell’invio del messaggio era stata addirittura tagliata l’elettricità dentro l’edificio.

Da mesi il supermercato riceveva sempre meno merce, svuotandosi di clientela e venendo condannato alla chiusura senza nessuna forma di mediazione. I dipendenti puntano il dito contro Francesco Perri, titolare della società Grande distribuzione lametina.

È stato lui a scrivere su WhatsApp al direttore del supermercato per chiedere di avviare la procedura di licenziamento. E c’è chi ipotizza possa essere stato sempre lui a staccare la luce dal luogo di lavoro.

Secondo i sindacati, Perri ha sempre mostrato «indisponibilità nel sedersi a un tavolo di concertazione», nonostante un sollecito arrivato direttamente dalla Prefettura.

Intanto, ci sono delle ombre sul fallimento del progetto di vendita del supermercato alla società Apulia di Bari, che aveva già acquistato 13 dei 17 locali messi in vendita in Calabria proprio da Perri, tra i quali un noto centro commerciale.

La posizione di Carrefour

Con un comunicato stampa, Carrefour ha preso le distanze dal comportamento di Perri:

«Carrefour Italia ha appreso da notizie di stampa che un imprenditore che gestisce un punto vendita in franchising avrebbe proceduto al licenziamento di 52 dipendenti impiegati a Crotone comunicando il licenziamento all’improvviso e con modalità non consuete. Pur non entrando nel merito delle decisioni di business, che afferiscono unicamente a questo imprenditore terzo, l’azienda si dissocia fermamente dalle modalità con cui questa decisione, che impatta negativamente su un’intera comunità, sarebbe stata gestita e comunicata, perché profondamente contrarie ai principi etici di business che contraddistinguono il Gruppo in Italia».

L’azienda ha pertanto immediatamente chiesto chiarimenti all’imprenditore ed è pronta ad intraprendere «ogni azione necessaria alla tutela e al rispetto dei principi che ispirano la propria attività sul territorio».

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