Le ombre sul rapporto tra Salvini e Savoini (e la Lega con la Russia). L’intervista a Malofeev anticipata a Open

L’ex vicepremier ha più volte preso le distanze dal suo ex portavoce. Ma secondo Luigi Moncalvo tra i due esisteva un rapporto di intimità sulle basi del quale è nato un sodalizio politico

«Savoini ha impostato Salvini, è una sua creatura». Così l’ex direttore de La Padania tra il 2002 e il 2004, Luigi Moncalvo ricorda gli albori del rapporto di amicizia nato tra l’ex ministro dell’Interno e il suo ex portavoce, Gianluca Savoini, nella puntata della trasmissione Report (in onda questa sera, 21 ottobre alle 21.20 su Rai3) che rivela alcuni nuovi dettagli sulla storia di uno degli uomini chiave sullo scandalo dei presunti fondi russi alla Lega e l’attuale leader del Carroccio. Ma al centro dell’inchiesta ci sono anche i rapporti tra la Lega e la Russia, anche questi di lunga data.

I rapporti con la Russia

Secondo Report l’elezione di Salvini a segretario del partito coincide con l’avvicinamento della Lega alla Russia. I rapporti vengono rinsaldati con l’invito di Konstantin Malofeev, uomo d’affari russo vicino al partito d’estrema destra francese, il Fronte Nazionale della famiglia Le Pen (oggi Raggruppamento nazionale) durante il congresso di Torino di fine 2013.

Malofeev, detto l’Oligarca di Dio, è stato intervistato dall’inviato di Report: nell’estratto video anticipato ad Open, Malofeev conferma che lo stesso Savoini gli ha raccontato di aver trattato al Metropol «con degli avvocati che gli avevano chiesto aiuto per una partita di petrolio di cui volevano discutere con Eni». Malofeev, spiega il servizio di Giorgio Mottola, ha finanziato partiti di estrema destra in Europa e nel 2013 ha fondato una nuova “Santa Alleanza” tra le associazioni ultratradizionaliste russe e le più potenti fondazioni della destra religiosa americana.

«Compagni di merende»

Da quando scoppiò il caso sulla presunta trattativa per la compravendita di petrolio russo, Salvini ha tentato più volte di prendere le distanze da Savoini – pur ammettendo di conoscere Savoini da più di venti anni – specificando che all’incontro di Mosca come anche al bilaterale con Vladimir Putin a Villa Madama, Savoini non era presente su invito del ministero dell’Interno.

Eppure, come spiega Luigi Moncalvo i due sembrano esser legati da un’amicizia di lunga data che si consolidò in un rapporto «di grande complicità» quando entrambi lavoravano per il quotidiano padano. Periodo in cui, come racconta l’ex direttore, Savoini era il «punto di riferimento» della redazione politica del quotidiano e Salvini un giornalista poco disciplinato.

Figura carismatica, molto attento alle apparenze (sempre in abito elegante e con il sigaro in bocca, ricorda il direttore), Savoini esercitava un fascino su Salvini, grazie anche all’ostentazione di presunte amicizie altolocate in giro per il mondo. Secondo Moncalvo, una volta diventato segretario del Carroccio, Salvini avrebbe scelto Savoini come suo portavoce proprio perché «[…]gli doveva molto, Savoini ha impostato Salvini, è una sua creatura».

A conferma della storica vicinanza politica e operativa tra i due, ci sono le immagini di archivio Rai del 2013, recuperate dalla redazione di Report, che mostrano Savoini presente alla prima conferenza stampa di Matteo Salvini da segretario del Carroccio.

Il brutto ricordo lasciato da Salvini a La Padania

Di Salvini giornalista, Luigi Moncalvo non ha un buon ricordo. L’ex direttore ricorda di come cercò due volte di far licenziare il leader del Carroccio quando lavorava per la testata, entrambe per questioni disciplinari: in un primo caso per assenteismo sul lavoro e nel secondo per aver falsificato quattro note spesa.

Non si capisce perché Moncalvo non riuscì nel suo intento di farlo licenziare anche se, come racconta nell’intervista, avendo chiesto conto a Salvini delle proprie azioni l’ex vicepremier gli avrebbe risposto “a muso duro”: «Tu passi, io resto e diventerò sempre più potente».

A completare il quadro di Savoini report invece ci pensa il giornalista d’inchiesta italiano Claudio Gatti, che a Report ha mostrato diverse foto che documentano come l’ufficio di Savoini fosse adornato con foto e cimeli nostalgici dell’epoca nazista. Tra questi ci sono anche una foto di un gerarca nazista italiano e un ritratto di Savoini in compagnia di un amico con una piccola foto di Adolf Hitler in basso, a completare il trio.

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