Quel primo diretto riferimento al ruolo di Savoini che emerge dall’inchiesta di Report

di OPEN

Malofeev racconta elementi fin qui mai ascoltati: «A Savoini ho chiesto: “Ma cos’è questa storia del Metropol?”. E lui: “Niente, ho parlato con degli avvocati di alcune faccende di petrolio”»

Ha fatto colpo l’inchiesta mandata in onda ieri sera da Report sul Russiagate della Lega. Sia dal punto di vista degli ascolti, sia soprattutto per il clamore che ha suscitato. E non poteva che essere così.

Alcune delle interviste erano a personaggi che mai finora avevano parlato delle vicende che ruotano attorno all’hotel Metropol di Mosca e a Gianluca Savoini, plenipotenziario leghista nei rapporti con la Russia di Putin.

Particolarmente importante l’incontro con Konstantin Malofeev, miliardario proprietario del fondo Marshall Kapital, persona non desiderata nell’Unione europea e gran finanziatore di gruppi della destra politica e religiosa.

Conosce Salvini da prima che prendesse la guida della Lega, e doveva perfino intervenire al congresso di Torino in cui, sei anni fa, fu eletto segretario.

Sollecitato dall’autore dell’inchiesta, Giorgio Mottola, sulla vicenda tuttora oscura del famoso incontro all’hotel moscovita, oggetto di una indagine della procura di Milano, Malofeev racconta elementi fin qui mai ascoltati, perché fa riferimento a quel che gliene ha raccontato proprio il diretto interessato.

Ecco la trascrizione testuale:

«A Savoini ho chiesto “Ma cos’è questa storia del Metropol?” E lui mi ha risposto “Niente, ho parlato con degli avvocati, mi hanno detto che volevano parlare di alcune faccende che riguardavano il petrolio”. E quindi? “Niente, abbiamo discusso di petrolio e di come io potevo aiutarli con Eni”».

Ecco: considerate che Savoini non ha mai parlato di questo con i magistrati milanesi, e che del colloquio al Metropol conosciamo ciò che si è potuto ascoltare dal nastro diffuso da Buzzfeed e prima dal racconto dei giornalisti dell’Espresso Tizian e Vergine.

Era altamente probabile che il colloquio riguardasse una transazione energetica a prezzo di favore, in modo da permettere a Savoini, e forse alla Lega, una cresta su quanto avrebbe poi versato il destinatario finale, ma è la prima volta che qualcuno identifica questo destinatario nell’Eni, il nostro colosso del settore (che fino a prova contraria resta estraneo alla vicenda).

E a farlo è proprio Savoini, attraverso la citazione che ne fa il più che credibile testimone russo.

Leggi anche: