Latina, i braccianti sikh hanno finito la pazienza: sciopero contro caporali e sfruttamento nei campi

Dopo gli ultimi episodi di cronaca, tra cui quello di un “datore di lavoro” che sparava contro i suoi braccianti, i lavoratori sikh del basso Lazio hanno organizzato la prima protesta autonoma

Da decenni mandano avanti l’agricoltura del basso Lazio, e da decenni subiscono qualsiasi tipo di abuso sul lavoro. Sono gli indiani sikh dell’Agro Pontino, braccianti che durante i periodi estivi riempiono la provincia di latina in oltre 40mila. Ma ora il silenzio sulle dinamiche agricole sembra essere interrotto: ieri, 21 ottobre, un gruppo di lavoratori sikh ha organizzato uno sciopero contro le condizioni di lavoro nei campi laziali.

Al grido di «I nostri diritti dacceli qui!», centinaia di braccianti hanno riempito la piazza di Latina sostenuti dai sindacati Flai Cgil, Fai Cisl e Uil. La manifestazione, la prima autorganizzata dalla comunità indiana, ha visto la partecipazione dei lavoratori da tutta la provincia. «Non dobbiamo avere paura a denunciare, le forze dell’ordine sono con noi, lavorano bene per noi», dice Onofrio Rota, segretario generale della Fai Cisl, che è salito sul pullman con loro.

Appena dieci giorni fa, infatti, gli agenti del Commissariato di Terracina avevano arrestato un caporale che sparava contro i suo braccianti per obbligarli ad accelerare i ritmi di raccolta. Poi, all’ennesimo licenziamento di uno dei suoi operai, il “datore di lavoro” si era presentato all’alloggio dei braccianti e aveva fatto più volte fuoco contro alcuni di loro senza colpirli, arrivando fino a puntargli l’arma alla gola.

Nello stesso periodo, la Guardia di finanza aveva scoperto a Fondi 15 aziende agricole in nero a capo di decine di lavoratori senza alcun tipo di contratto e tutela. Una situazione ai limiti della legalità e dell’umanità, testimoniata da ultimo dalla protesta estrema di un bracciante cacciato dal datore che si era sdraiato disperato sui binari di Priverno.

Ad agosto, la Regione Lazio aveva approvato una legge contro il caporalato, varata per costruire, come aveva detto Nicola Zingaretti, «un modello su come si possa intervenire concretamente a difesa dei lavoratori più esposti alle situazioni di irregolarità e di lavoro sommerso, sostenendo nel contempo le aziende virtuose».

Le proteste di aprile

Un’altra protesta c’era sta lo scorso 18 aprile, quando migliaia di lavoratori indiani della provincia di Latina avevano aderito allo sciopero, indetto stavolta dalla Flai Cgil, per chiedere un trattamento salariale rispettoso dei contratti. In 2000 avevano manifestato davanti alla Prefettura.

Allora, il segretario generale del Lazio Pino Cappucci l’aveva definita “una pagina di storia per l’agricoltura dell’Agro Pontino”. Per la prima volta, infatti, i braccianti sikh dell’area aveva sfidato apertamente i “datori di lavoro” ottenendo il ricevimento della delegazione dal prefetto, a cui avevano consegnato un documento di denuncia e rivendicazioni.

«In questi anni – si leggeva – nell’area tra Sezze, Pontinia, Sabaudia e Terracina, le aziende hanno “normalizzato” le retribuzioni dei braccianti agricoli stranieri tra i 3,50 e i 4 euro l’ora, meno della metà della paga contrattuale lorda, costringendoli a lavorare tra 10 e 14 ore al giorno».

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