Cosa cambia ora che il Lazio ha approvato una legge contro il caporalato

L’agro pontino è una delle zone più critiche per lo sfruttamento dei lavoratori agricoli. Da gennaio a maggio, centinaia di braccianti vengono impiegati senza tutele nelle raccolte del basso Lazio

È l’alba del 9 agosto e, dopo una lunga notte di discussioni, la Regione Lazio approva la legge contro il caporalato. Nelle stesse ore in cui la crisi del Governo Conte prende forma, la giunta di Nicola Zingaretti arriva con la prima good news di quelle che si preannunciano essere settimane di fuoco.

«Quello di oggi è un grande giorno per la nostra Regione», commenta l’assessore al Lavoro e alla Formazione, Claudio Di Berardino. «Alle 3 e mezza del mattino, col voto del consiglio (26 voti favorevoli e 4 astenuti su 31 presenti, ndr), il Lazio si è dotato di nuove norme per il contrasto al caporalato e per il supporto al lavoro di qualità in agricoltura».

La proposta di legge regionale sul «contrasto e emersione del lavoro non regolare in agricoltura» era passata in giunta già lo scorso 2 febbraio. A maggio, Zingaretti aveva stretto un accordo con i comuni del sud pontino – cuore dello sfruttamento agricolo laziale – per garantire dei servizi di trasporto gratuito ai lavoratori diretti ai campi. Un provvedimento mirato quantomeno a ridurre gli spostamenti ad alto rischio per la sicurezza organizzati dai caporali.

«La legge per il contrasto al caporalato in agricoltura fa del Lazio un modello di riferimento», ha detto Zingaretti la mattina dell’approvazione. «Un modello su come si possa intervenire concretamente a difesa dei lavoratori più esposti alle situazioni di irregolarità e di lavoro sommerso, sostenendo nel contempo le aziende virtuose».

Tra le novità presenti nella legge – accolta positivamente dai sindacati confederali – ci sono: nuove disposizioni per le attività di sensibilizzazione; elenchi di prenotazione telematici (art 3) per fare incontrare domanda e offerta di lavoro; indici di congruità (articolo 4), attraverso i quali si definisce il rapporto tra quantità e qualità dei beni e servizi offerti dai datori di lavoro e quantità delle ore lavorate. Inoltre, la legge prevede l’incentivazione all’assunzione di soggetti che hanno denunciato una o più imprese per ricorso al lavoro irregolare e l’agevolazione del trasporto dei lavoratori da e per il luogo di lavoro.

Le criticità dell’Agro Pontino

Nella piana dei carciofi del basso Lazio, i livelli di disumanità sono pari alle regioni del Sud, dove la più famosa raccolta dei pomodori miete decine di vittime ogni anno. Da gennaio a maggio, prima dell’esodo verso la Calabria, la Puglia, la Campania e la Sicilia, i braccianti vengono portati nei campi a bordo di pulmini sovraffollati, privi dei più elementari sistemi di sicurezza, e retribuiti a meno della metà della paga regolamentata dai contratti collettivi.

Il 17 gennaio 2019, nell’ambito dell’indagine Freedom nata nel 2017, 6 persone vennero arrestate in provincia di Latina per organizzazione criminale ai danni di gruppi braccianti. Impiegati in «condizioni disumane» i lavoratori centroafricani e rumeni venivano reclutati da due donne tramite una società cooperativa con sede a Sezze (Latina). La loro manodopera veniva poi distribuita illecitamente a centinaia di azienda agricole che avevano monopolizzato il settore nelle provincie di Latina, Roma, Frosinone e Viterbo.

Tra gli arrestati c’erano anche un ispettore del lavoro e un sindacalista, che obbligava i lavoratori a iscriversi al sindacato per percepire non solo le quote di iscrizione, ma anche «ulteriori introiti economici connessi alla trattazione delle pratiche finalizzate ad ottenere le indennità di disoccupazione». In totale, gli indagati sono circa 50.

A livello nazionale, le norme per la lotta al caporalato sono ferme al 2016, quando il governo Renzi approvò le «disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo».

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