Il capo della polizia fischia il fallo del suo ex ministro sul delitto di Roma

di OPEN

Il capo della polizia Franco Gabrielli non è certo uomo di frequenti esternazioni. Proprio perché ha conosciuto la politica già da giovane, conosce bene i ruoli e le situazioni che impongono il silenzio. E del resto di questo riserbo ha fatto un uso totale nei quattordici mesi vissuti al Viminale con il ministro dell’Interno Salvini, quasi a bilanciare la comunicazione frenetica del vicepremier su ogni fatto di cronaca dal possibile risvolto o uso politico.

Ora che però il ministro dell’Interno è il prefetto Lamorgese, a sua volta esplicitamente lontana dalle esternazioni facili e assente perfino dai social (si vanta di non avere profili), Gabrielli può avere un’altra prospettiva. E oggi, di fronte alla dura polemica scatenata proprio da Salvini sulle circostanze del delitto di Roma, messe in relazione a ipotizzati tagli alle dotazioni per la sicurezza, che già ieri sera aveva indotto il premier Conte a etichettarlo in modo durissimo “miserabile”, Gabrielli ha fatto una dichiarazione. E al di là dei toni più bassi è stato anche lui molto duro: «Forse tutti noi dovremmo avere un atteggiamento di grande cautela, senza anticipare giudizi e emettere sentenze e senza utilizzare la sicurezza come strumento di contesa politica».

Ora, proprio non c’è dubbio che il capo della polizia abbia parlato con tale inusuale decisione per evitare che le forze dell’ordine si trovino risucchiate nella rissa politica, che Gabrielli sa essere destinata a farsi sempre più dura col passare delle settimane.

Non è un caso che proprio oggi sia partita una circolare a sua firma a tutti gli ambiti della polizia, dai sindacati ai questori, dai reparti mobili alle guardie cinofile, che pone una stretta forte sull’uso dei social, che rischia di distorcere ruoli, profili, esperienze e immagine della polizia sul territorio, come poi risalta in occasioni difficili o luttuose, ultimo il caso luttuoso alla questura di Trieste.

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