Quando è l’Italia a negare il cambiamento climatico: il caso della petizione presentata in Senato

A fine settembre 2019 circa 500 scienziati e professionisti da tutto il mondo hanno inviato al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres una petizione intitolata «Non c’è nessuna emergenza climatica». Con 113 firme l’Italia era il Paese più rappresentato. Perché?

Cosa direste se al Senato italiano venisse indetta una conferenza stampa per presentare il punto di vista dei no-vax? Non è lontano da quanto è accaduto il 18 ottobre a Palazzo Madama quando i senatori Maurizio Gasparri (Forza Italia) e Vito Comencini (Lega) hanno presentato alla stampa una petizione di 91 scienziati (tra promotori e firmatari) promossa dall’Associazione Scienziati e Tecnologi per la Ricerca italiana (Astri) «Sul riscaldamento globale antropico», in cui si legge che l’impatto degli umani sul riscaldamento climatico è «una congettura non dimostrata, dedotta solo da alcuni modelli climatici».

Si tratta di una rete di scienziati che nel panorama scientifico internazionale occupano collettivamente una posizione minoritaria e marginale, anche se alcuni di loro hanno posizioni di rilievo o di prestigio. Criticano l’ortodossia scientifica che tende a emarginarli.

Criticano i media che bombardano il pubblico con “burionate” sul cambiamento climatico che ridicolizza il loro scetticismo e censura le loro verità. Lo fanno in nome della buona scienza, dell’oggettività scientifica, del benessere umano.

Sono minoritari, ma fanno gruppo. Durante l’incontro in senato i relatori dovevano collegarsi in diretta con la conferenza «Natural Variability and Tolerance» in programma a Oslo – pare che il collegamento sia fallito per motivi tecnici –  in cui veniva presentata un’altra petizione, dal titolo spudoratamente “negazionista”: «Non c’è nessuna emergenza climatica».

«Non c’è nessuna emergenza climatica»

È la stessa che a fine settembre 2019 circa 500 scienziati e professionisti da tutto il mondo hanno inviato al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, impegnato a organizzare il summit sul clima a New York per indirizzare i Paesi membri verso degli impegni concreti per ridurre le emissioni di CO2. ll messaggio della petizione è semplice: dichiarare con fermezza che non è l’uomo a causare il cambiamento climatico tramite le emissioni di gas serra. Difendere così la scienza, il progresso, la società.

Chi sostiene l’opposto – la maggioranza della comunità scientifica, compresi gli esperti dell’Onu che hanno redatto un documento chiave che dice che ci rimangono 12 anni per evitare un aumento delle temperature catastrofico – sbaglia perché fa di una probabilità o di una possibilità una certezza. O peggio ancora, mente, perché persegue un obiettivo politico. Sicuramente sbagliano le Nazioni Unite, sbaglia l’Unione europea ad annunciare un Green New Deal e sbagliano soprattutto gli attivisti con a capo Greta Thunberg a chiedere alla politica un repentino cambio di marcia. 

Le contro-verità sono diverse e sorprendenti: 1. ridurre le emissioni di CO2 non ha senso – sostengono i firmatari – visto che è alla base delle fotosintesi e quindi serve a rendere più verde il pianeta; 2. è vero che il pianeta si sta scaldando, ma non quanto ci si aspettava e comunque si tratta di un fenomeno ciclico; 3. non ci sono prove definitive che dimostrano l’esistenza di un collegamento tra inquinamento e fenomeni climatici estremi.

Tutte tesi che sono state respinte e smentite più volte. Basta dare un’occhiata al report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change – Global Warming of 1,5°C – per farsi un’idea o ai vari esempi di fact-checking, come fa lo stesso Giorgio Vacchiano, scienziato tra i firmatari della “contro-petizione” inviata al presidente della Repubblica (per smentire le tesi dei negazionisti), intervistato da Open. Ma si tratta “soltanto” dell’ortodossia scientifica, appunto. Perché fidarsi dell’establishment? Così ragiona il negazionista.

ASRI / L’associazione è nata nel maggio del 2018

In Italia sono diversi gli scienziati che sono di questo avviso e che hanno voluto far sentire la loro voce firmando la petizione: con ben 113 nomi italiani, siamo il Paese più rappresentato al mondo.

Dopo di noi c’è l’Australia con 75 nomi. La Francia può vantare 56 esperti, la Germania 13, gli Stati Uniti – un Paese governato da un presidente che fino a qualche tempo fa sosteneva che il cambiamento climatico fosse una sorta di fake news cinese – soltanto 46. Com’è possibile? 

Molti dei firmatari sono fisici, docenti in astronomia e in geologia. Diversi gli ingegneri (non meglio specificati). Molti meno i climatologi (2) e i fisici dell’atmosfera (2). Tra questi c’è anche Franco Prodi, professore di Fisica dell’Atmosfera all’università di Ferrara e fratello dell’ex primo ministro Romano Prodi.

Ma sono diversi nomi illustri come Giuliano Panza, professore di Sismologia, accademico dei Lincei e dell’accademia nazionale delle Scienze o come Antonino Zichichi, professore emerito di Fisica, università di Bologna, noto divulgatore.  

Un nome, una garanzia

E poi c’è Franco Battaglia. Il suo titolo ufficiale è professore di Chimica Fisica all’università di Modena, ma Battaglia è noto ai più come «pubblico intellettuale», o meglio come crociato contro «l’oscurantismo che si manifesta in varie forme, tra cui le più pericolose per contenuto regressivo e irrazionale sono il fondamentalismo ambientalista e l’opposizione al progresso tecnico-scientifico». Era il 2001 quando Battaglia scriveva queste parole per annunciare un movimento – Galileo 2001 – «per una informazione competente e deontologicamente corretta». 

Un nome, una garanzia: sono passati 18 anni da allora ma Franco Battaglia non è arretrato di un centimetro. Anzi, come dimostra la sua firma tra i “negazionisti climatici” italiani, la causa sta facendo progressi (anche senza il suo movimento). E lui è voce sempre più ascoltata – e letta – sul tema. 

Al suo arsenale retorico ha aggiunto l’arma di un blog su Il Giornale dove negli ultimi sei post – il più recente risale a circa un mese fa – due parlano dei famigerati “Gretini”, il nome dispregiativo con cui alcuni commentatori italiani – tra cui anche noti esponenti di Casapound – fanno riferimento ai seguaci dell’attivista svedese di 17 anni Greta Thunberg e al movimento a lei ispirato (Fridays for future). C’è anche una pagina Twitter in onore di Battaglia che vanta più di mille followers e si autodefinisce “Pagina di Fans del Prof Franco Battaglia”.

Twitter / Il profilo del fan-club di Franco Battaglia

Eppure sul suo Cv negli ultimi 10 anni sono soltanto due le pubblicazioni sul tema del cambiamento climatico. Una di queste, un volume da lui curato (Climate Change Reconsidered II), fra l’altro, è stato pubblicato dall’Heartland Institute, il noto think tank libertario americano in passato finanziato anche da compagnie petrolifere come Exxonmobil, non certo una garanzia di imparzialità.

Lo stesso vale per Guus Berkhout, ingegnere olandese e uno dei principali promotori della petizione, che per anni ha lavorato per Shell, prima di imbarcarsi in una carriera accademica. Poi ci sono anche Jim O’Brien, un consulente energetico irlandese e Viv Forbes, presidente della Carbon Sense Coalition, un’associazione nata con lo scopo di difendere il carbonio e il monossido di carbonio.  

Per Sergio Bartalucci, presidente dell’Astri, l’associazione che ha promosso la petizione, i casi individuali non minano la validità e la serietà delle proposte. Poi, spiega a Open, si potrebbero fare ragionamenti analoghi per quanto riguarda gli scienziati che invece attribuiscono il cambiamento climatico all’azione dell’uomo. In che senso? «C’è la green economy», con i propri interessi da promuovere, è sottinteso. «Nessuna cospirazione – tranquillizza – soltanto bias», ovvero pregiudizi.

E invece sul perché ci sono così pochi climatologi e così tanti fisici tra i firmatari? «Non bisogna essere climatologi per capire il cambiamento climatico» e poi, comunque, «metà degli autori del rapporto dell’Ipcc non sono scienziati ma funzionari» (anche se il rapporto è una sintesi della letteratura scientifica sul tema). Invece, se un numero così alto dei firmatari della petizione che sostiene che non è l’uomo a causare il cambiamento climatico è italiano, continua Bartalucci, «probabilmente è perché la petizione è partita in Italia». Svelato il mistero.

Video: montaggio di Enzo Monaco

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