Conte sull’inchiesta del Financial Times: «Ho già chiarito con l’Antitrust»

Con una nota, Giuseppe Conte interviene per chiarire il suo coinvolgimento nel caso Fiber 4.0

«Prima di essere nominato premier, Giuseppe Conte avrebbe prestato una consulenza legale a un fondo di investimento sostenuto dal Vaticano al centro di un’indagine per corruzione». È quanto emerge da un’inchiesta del Financial Times che tira in ballo proprio il presidente del Consiglio italiano. Conte ha sin da subito negato ogni conflitto d’interesse e oggi a fare chiarezza sul suo ruolo arriva una nota del presidente del Consiglio.

«La questione relativa al caso del gruppo Fiber 4.0 è stata affrontata anche dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Ho fornito all’autorità tutte le informazioni richieste e con lettera del 24 gennaio 2019, il segretario generale dell’Autorità garante della Concorrenza comunicava che, alla luce dei riscontri da me offerti, l’Autorità, nella sua adunanza del 23 gennaio 2019, ha ritenuto di non avviare alcun procedimento, non ritenendo sussistenti i presupposti per l’applicazione della legge», ha fatto sapere il premier.

Il caso Fiber secondo il Finantial Times

«Nel maggio 2018 Conte è stato ingaggiato per una consulenza legale dal gruppo Fiber 4.0. il cui principale investitore è l’Athena Global Opportunities Fund, fondo sostenuto interamente per 200 milioni di dollari dal Segretariato di Stato Vaticano e gestito da Raffaele Mincione», scrive il Ft.

Una vicenda complicata da cui in sintesi emerge che Conte fu ingaggiato dopo che il gruppo era stato sconfitto in una votazione per il controllo di Retelit. Poco prima di diventare premier, Conte avrebbe inviato una consulenza a Fiber in cui scrisse che il “voto” degli azionisti «poteva essere annullato se Retelit fosse stata collocata sotto le regole del golden power, che permettono al governo italiano di stoppare il controllo straniero di compagnie considerate strategiche a livello nazionale».

Una volta diventato premier, uno dei primi Consigli dei ministri riguardava proprio la vicenda Retelit e il golden power. Conte però ha detto di non aver preso parte alla riunione in cui comunque né Mincione né Fiber riuscirono ad ottenere dei vantaggi. Il premier ha sempre respinto ogni accusa di conflitto d’interessi.

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